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mercoledì 21 febbraio 2018

RITORNO A TORINO

torino mole antonelliana


Torino è uno dei miei luoghi del cuore. 


Uno di quei luoghi che da bambina erano tanto familiari quanto amati. La grande casa dei nonni in piazza Statuto, quella piena di quadri, di materiali e colori con cui creare, di cose nuove da scoprire. La casa dal parquet scricchiolante e dal bagno col mosaico, la casa degli archi al posto delle porte e dell'atelier di pittura sotto il tetto.



La piazza, i tram che sferragliavano, la passeggiata in via Garibaldi, l'aperitivo col nonno in piazza san Carlo, Luigi, il gastronomo dal quale andavo con la nonna a prendere i patè e che salutava ossequioso le madamin, il droghiere che vendeva le pastiglie Leone e le gelatine di frutta, il bonet e i cannoncini alla crema. Il frigorifero Fiat e gli immancabili gianduiotti nella credenza del tinello, quello sotto il ritratto di donna di Mosè Bianchi. Ho dei ricordi bellissimi dei week end passati a Torino. 

Poi i nonni se ne sono andati, noi siamo cresciute e la grande casa è rimasto un bellissimo ricordo. 
C'è ancora, e ogni tanto sogno di poterci portare figli e marito, perchè possano immaginare anche loro i miei giorni da bambina immersa nella fantasia. Rimarrà, forse, un sogno. Ora che all'improvviso se n'è andato anche il mio papà e che lo zio Camillo non è particolarmente in forma non so più quando e come riuscirò a tornare in quella casa. 

Ma a Torino sono tornata spesso. E l'ho sempre trovata bellissima e affascinante. Quella città che attraversavo da bambina e che mi sembrava tanto triste quanto grigia, è finalmente rifiorita. E non ha nulla da invidiare alle sue cugine francesi. 

Così durante le vacanze di Natale, avendo rinunciato per vari motivi a un giretto a Lione, abbiamo deciso di fare due giorni proprio a Torino. A, testuali parole di mio marito, mangiare bene e vedere cose belle. 

Una notte, ma in un albergo d'atmosfera.Una cena in un ristorante tipico e un po' parisienne, tanti giri tra le vie illuminate dalle Luci d'artista e qualche museo. Due giorni intensi, pieni di bellezza, che sono piaciuti anche ai figli adolescenti. 

Non ho fatto tante foto, non ho neanche portato la reflex e mi sono goduta tutto.


Cosa ho visto? 


Il palazzo Reale: lo avevo visto da bambina. Ho attraversato le sale piene di stucchi, di oro e di decori ricordandomi di quando, con gli occhi da bimba, le ammiravo fantasticando di essere una principessa. 

Il museo del Risorgimento: visto da bambina, ora è tutto diverso. Molto ben studiato, pieno di spunti di approfondimento, ricchissimo e moderno nell'impostazione. I figli si sono scaricati l'App e lo hanno apprezzato anche loro. Notevole e da non perdere il primo parlamento italiano che si trova nel palazzo Carignano, all'interno del museo.


Torino Palazzo Carignano Parlamento

Torino Palazzo Carignano



Il museo del cinema, con salita alla Mole Antonelliana: vale da solo il viaggio a Torino. Meglio prenotare online i biglietti, se si vuole salire sulla mole. Il rischio di fare ore di coda è alto, soprattutto nei week end e nei giorni di festa. Noi siamo riusciti a trovare biglietti per una salita dopo il tramonto e la vista di Torino dall'alto, tutta illuminata è davvero affascinante.



Torino Mole Antonelliana panorama


Raccontare il museo del Cinema non è facile, è un museo vivo, adatto a tutti. Divertente, coinvolgente. Dalla storia del cinematografo alle mostre tematiche, dalla collezione dei poster alla pura ambientazione del museo, che si fonde benissimo con la struttura particolare della Mole, tutto è da farti rimanere a bocca aperta.



Torino Museo del Cinema


Dove abbiamo dormito e dove abbiamo mangiato


NH Collection Piazza Carlina: in centro, nella piazza Carlina, situato in un palazzo del XVII secolo, il Regio Albergo di Virtù. Sobrio ed elegante, lo stile che piace a me. La mattina, al risveglio, guardare la piazza animarsi mi ha fatto tornare indietro di qualche anno, ai miei risvegli nella mansarda di piazza Statuto. 


Torino Piazza Carlina NH hotel


Ristorante Consorzio: a Torino c'è l'imbarazzo della scelta per quanto riguarda l'offerta gastronomica. Quando il marito mi ha chiesto di scegliere il ristorante per la cena, non è stato facile decidere. Dalle ricerche sul web, però, un nome continuava a tornare e a incuriosirmi. 

Quello del Consorzio. L'idea di un ristorante voluto per stare bene, in cui la ricerca della materia prima fosse fondamentale, un ristorante fondato da un appassionato di vini e uno di formaggi mi ispirava, si avvicinava molto a quell'idea di ristorante che piace a me. E così è stato. Un ambiente elegantemente informale, dove tutto vuole sembrare senza pretese e invece è il frutto di un'attenta ricerca. Lume di candela (o meglio, lume di una lampada che avrei portato a casa volentieri) e un menù che ti fa venire voglia di prendere tutto. Un luogo dove tornare, fosse solo per il risotto Bergese.

Food for Mood: per pranzo qualcosa di più semplice e veloce, ma non banale. Abbiamo trovato questo locale per caso durante una passeggiata per le vie del centro. La particolarità? L'uso della salsiccia di Bra come ingrediente di panini e crostoni. Il mood americano fatto di hamburger, di patatine fritte e di coleslaw è declinato in versione piemontese. Ottimo per la pausa pranzo. Un localino piccolo e familiare da tenere presente per le prossime gite. 

Avrei molto alto da dire, le emozioni, i ricordi, il blu del cielo e i palazzi illuminati, il becerin, la bellezza di stare insieme noi quattro, figli adolescenti compresi. Ma per essere il primo post dopo tanto, tanto tempo, direi che è meglio che chiuda qui. 


Ciao Torino, torneremo presto. 



lunedì 21 marzo 2016

ldentità Golose 2016,il senso della vita secondo i grandi chef




Ultimamente scrivo di tutto: spazio dai lavoretti al lifestyle, dal non profit al made in Italy. Tutto bello, tutto interessante. Però la cucina resta il mio grande amore. Cucina intesa sì come mettere le mani in pasta, ma anche e soprattutto come osservare, ascoltare, gustare il lavoro di chi del food ha fatto la propria passione e di quella passione ne ha fatto un mestiere.

Cuochi o chef, piccoli o grandi produttori, quando mi capita di guardarli mentre trasmettono agli altri questa passione mi ritengo una privilegiata.

Così è stato anche quest'anno con Identità Golose. Lunedì, il giorno che mi piace di più e che se posso scelgo come preferenza nell'accreditarmi. Lunedì c'è Cracco (che è sempre un bel vedere), c'è Bottura (che da solo vale la giornata) c'è Romito, che ammiro per l'essenzialità e per quei video meravigliosi che vorrei saper fare anche io...

Cosa mi è rimasto di questo assaggio di Identità Golose?



La sensazione che, declinata nei modi diversi in base al temperamento di ogni chef, la cucina di questi uomini sia filosofia di vita,  tentativo di risposta alle fondamentali dell'uomo,  amore verso la realtà,  rispetto sacrale verso la propria storia, le proprie tradizioni, il proprio territorio.

Forse è questo che mi affascina dell'alta cucina: è che attraverso un piatto gli chef fanno lo stesso percorso di filosofi, artisti, uomini di scienza.

Troppo cervellotico? Forse.

Troppo incomprensibile? Anche.

Troppo esagerato? Non saprei.

Io so solo che tutto ciò mi affascina e che sentire Bottura raccontare di Refettorio Ambrosiano mentre la sua squadra costruisce un piatto complicatissimo rende chiaro che il percorso suo e di molti suoi colleghi non è fine a se stesso.

Niente manierismi, solo quella che lui ha chiamato "la percezione del tutto" e che permette a un uomo come lui (ma come tutti noi, se tenessimo gli occhi spalancati e il cuore aperto) di elaborare un piatto complicatissimo e folle e di progettare refettori in giro per il mondo.

Food for soul. Cibo per l'anima, perchè non di solo pane vive l'uomo.

Non di solo pane vive l'uomo, ma di bellezza e di ricerca del vero. Tutto ciò può passare per un piatto? Sì, anche.

Me lo aveva insegnato un sacerdote e il suo barolo del '74 sorseggiato come assaggio dell'Infinito. Me lo insegnano ora Bottura e tutti quegli chef, produttori e grandi appassionati che ho incontrato non solo a Identità Golose, ma fortunatamente in tante occasioni della mia vita.

Anche perchè non è necessario essere un grande chef per vedere in ciò che si fa il riverbero dell'Infinito.







domenica 27 dicembre 2015

NATALE, SANTO STEFANO E DOMENICA



Anche questo Natale è passato.

Anche questa volta invidio chi riesce a fare tutto per tempo, a sfornare biscotti, ad accoccolarsi sul divano con le unghie laccate di rosso e una tazza di tisana fumante tra le mani.
Io non ce la faccio.

Natale è arrivato e non ho fatto un biscotto, non ho creato regalini fai da te e non ho addobbato la casa in stile Pinterest come avrei voluto.
Natale è arrivato e i miei figli hanno ricevuto in sacco di "buoni acquisto" scritti a mano da me su pezzi di carta volanti.
Natale è arrivato e chi si è seduto a tavola con noi il 25 non ha trovato una casa impeccabile e una padrona di casa con piega di parrucchiere.

Sono una scombinata. Arrivo a fine giornata chiedendomi dove l'ho perso tutto il tempo che avevo a disposizione. Tutto ciò mi piace sempre di meno, ma a volte mi sembra di combattere coi mulini a vento.



Però mi guardo indietro in questa domenica pomeriggio di nebbia e disordine (i bicchieri del pranzo del 25 sono ancora da lavare) e mi dico che Natale è arrivato ed è rimasto nel cuore, come tutti gli anni.
Come ogni anno è andato tutto bene: i commensali non hanno badato ai miei capelli ma si sono goduti il pranzo e lo stare insieme.
I biscotti li ha fatti la figlia a casa di amici.
I regali dei figli si possono recuperare.
I presepi sono l'unico addobbo che mi sta a cuore per la mia casa e ci sono tutti e tre.

E non solo.



Natale mi ha riempito il cuore. Se penso all'Avvento e al susseguirsi di momenti di bellezza e di commozione non posso  fare a meno di ringraziare.

Il mio personale #calendariodellAvvento su Facebook
Il Beato Angelico a Firenze, che non avevo mai visto
Il Presepe Vivente a Gudo Gambaredo, dove un intero borgo (che tutto sembra fuorchè periferia milanese) rivive la venuta di Gesù (le foto che vedete le ho scattate lì)
I canti di Natale sul sagrato del Duomo
Attraversare la mia prima Porta Santa di questo Giubileo e rimanere a bocca aperta nello scoprire un Duomo di Milano illuminato
Il racconto di Rosetta Brambilla, una donna meravigliosa che sta spendendo la sua vita tra i bimbi di Belo Horizonte.




E come in un Presepe, davanti a quel Bambino ho messo tutto ciò che in questo anno ha reso ricca e piena la mia vita, tutti coloro che abitano nel mio cuore- In particolare due bimbi che stanno affrontando la malattia, ma che sorridono sempre. Davanti a quel bambino ho offerto di nuovo tutto ciò che non sono capace di essere.

E sono certa che ci sarà un altro Natale non perfetto, ma pieno. Proprio come questo.
Auguri a tutti!




giovedì 19 marzo 2015

E' LA TUA FESTA, PAPA'



E' la tua festa, papà. Lo dicono tutti da giorni. L'ho scritto anche io e l'ho declinato in post più disparati, dai lavoretti alle frasi smelense. E' la tua festa e non ti ho ancora chiamato per farti gli auguri. Mia figlia, che oggi partiva per una gita scolastica, ieri si è ricordata di farli in anticipo al suo papà.

Penso a noi genitori, a quanto lui, il marito, il papà dei miei figli sia sempre più indispensabile per la loro crescita e penso a me come figlia. Quanti padri ho avuto e ho nella mia vita. Quante figure che mi hanno fatto crescere e che contribuiscono a costruirmi ogni santo giorno. Di questo devo essere grata e oggi, che è anche la loro festa, li affido a quel San Giuseppe padre di tutti.

Però, come dice una delle frasi smelense che ho trovato nel web, di papà ce n'è uno solo. Io ho te, te che sei sempre stato l'equilibrio della nostra famiglia. Una mamma tutta fuoco e parole, un papà tutto saggezza e silenzi. Una mamma emotiva, un papà razionale. Una mamma pragmatica, un papà con tante passioni.

Ci sei sempre stato. Tornavi a casa tardi (quante volte sono andata a dormire guardando il tavolo con apparecchiato per la tua cena di mezzanotte), ma sapevi ritrovare il tempo per leggerci un libro, per raccontarci una di quelle storie che nessuna delle mie amiche sapeva. Lavoravi tanto, tutta la settimana, ma nel week end ci portavi a giocare al parco quando eravamo piccole e studiavi intensamente matematica con noi quando siamo diventate grandi.

Ci sei sempre stato. Discreto e silenzioso. Hai seguito ogni passo del nostro percorso scolastico, iniziando un impegno nella scuola che non hai smesso nemmeno ora, da nonno (alcune amiche mamme blogger ti ricorderanno quando abbiamo parlato di internet e di cyberbullismo)

Discreto, silenzioso e sicuro nelle tue certezze. Ci hai trasmesso una fede forte, molto razionale, ma forte. Ci hai testimoniato, insieme alla mamma, come si vive il sacramento del matrimonio e ce lo continui a testimoniare. (a volte penso che tu sia un santo, non me ne volere mamma!)

Mi hai portato all'altare con quel tuo fare timido e gentile. Ricordo ancora quando chiedesti al nostro amico che ci avrebbe fatto da autista come dovevi comportarti. Hai seguito ogni momento della mia vita matrimoniale con quel giusto distacco di chi lascia liberi di volare i propri figli, ma sei altrettanto libero di dirmi il tuo parere. Conservo come preziosi i tuoi suggerimenti e se da ragazzina non sapevo cosa dirti quando mi trovavo sola con te, ora siamo capaci di passare le mezz'ore al telefono a parlare.

Non voglio essere troppo sdolcinata, e non continuerò oltre. E' la tua festa, papà e volevo soltanto dirti che se mai dovessi raccontare che cos'è un padre per me, in questo mondo in cui si parla di genitore uno e di genitore due, in cui va bene tutto e il contrario di tutto ma solo se segue una certa logica, io non avrei esitazioni.

Un padre è come mio papà: il porto sicuro a cui tornare, il saggio a cui chiedere un parere, il mite che bisogna sempre temere perchè quando si arrabbia fa tremare i muri, l'educatore che sa mettere paletti e che sa accompagnarti a capire perchè te li mette, gli occhi discreti che ti seguono mentre cresci e che ora seguono il diventare grande dei nipoti. Il papà che passa le sere a disegnarti la cucina e quello che ti ha trasmesso la passione per il design, l'ingegnere che ancora adesso sta in casa con gilet e cravatta e il nonno che si spalma sul tappeto per far giocare nipoti e schiere di amichetti, la testa bianca che mi precedeva nelle camminate e che ora si vede magari superare dal nipote, ma che gioisce di poter arrivare in cima con loro.

Un padre è questo e molto più. E quando sarà la festa della mamma potrò parlare dell'altro, indispensabile, lato della medaglia. Ma oggi è la tua festa e io sono grata di avere un padre come te. Tanti auguri, papà!

giovedì 26 febbraio 2015

I MIEI BACI, DEDICATI A CHI HA PASSIONE



Ho un amico pasticcere. Una storia bellissima: il padre ha iniziato 60 anni fa a produrre meravigliosi bignè in un piccolo laboratorio a Bardonecchia e il figlio ha continuato con passione, genio e creatività l'attività. Generazioni di turisti hanno fatto (e fanno) la coda per il krapfen alla marmellata di albicocche e per i mignon alla crema chantilly, allo zabaione (le famose paste rosa per le quali in famiglia facciamo tutti pazzie), per le crostate ai frutti di bosco e per tutte le meraviglie che uscivano (ed escono) dalla porticina del laboratorio.

Hanno lavorato insieme per anni, Franco e suo papà. Fianco a fianco, curvi su decine di bignè, come immortalato da due fotografie esposte in negozio. Poi, quando Franco è diventato un grande pasticcere, il padre si è messo da parte e ha fatto il nonno. Lo vedevamo scarrozzare i tanti nipoti in giro per Bardonecchia, salutando tutti quelli che incontrava. Nel frattempo la pasticceria è passata dal piccolo negozio degli inizi a una sede più grande e bella poco vicino e insieme a bignè, biscotti, meringhe alla panna, krapfen e torte varie hanno cominciato a comparire praline e cioccolatini. Franco non ha soltanto portato avanti i capisaldi di famiglia, ma ha cominciato a innovare, partendo prima di tutto dal cioccolato, la sua passione. E papà Ugetti, oltre a fare il nonno, ha continuato a passare in pasticceria. Era lui che vedevi la sera portare fuori la spazzatura con tutta l'umiltà che lo ha sempre caratterizzato e che caratterizza anche Franco, genio appassionato.

Il cioccolato è la grande passione di Franco che si aggiorna alla scuola di Valrhona, che utilizza solo quel cioccolato, che ogni anno parte dal suo paese a 1300 metri e viene a Milano per Identità Golose. La ganache che racchiude il suo profiterol e che avvolge le mini sacher è sublime e i suoi Bardonecchiesi al rhum sono da sempre il nostro "bacio" preferito.

Sono anche io della generazione Baci Perugina, ma da un certo momento in avanti ho capito che c'era qualcosa di molto meglio. Se n'è reso conto anche mio marito, quando ancora non eravamo sposati. Lui, che notoriamente non ama la montagna, ha come unica consolazione al fatto di dover passare le giornate al freddo quella di gustare i dolci di Franco. E non c'è volta che non si torni a casa con un bottino di bontà da tenere in casa e da omaggiare agli amici.



Così, quando ho scoperto che il tema dell'MTC di questo mese era quello dei baci al cioccolato non ho potuto fare a meno di pensare ai Bardonecchiesi di Franco. Un guscio millimetrico di cioccolato fondente, un cuore morbido e cremoso imbevuto di rhum e un doppio involucro di carta. Non c'è niente di più bello che sedersi la sera sul divano e gustarsi un Bardonecchiesi, accompagnato magari da un goccio di grappa buona o di rhum invecchiato. Al marito piacciono così tanto che per il  nostro matrimonio ne ordinammo 350, tanti quanti erano gli invitati.  E siccome non ci fidavamo a spedirli, abbiamo mandato i miei genitori a fare un week end in montagna e a ritirarli per noi...

Ho parlato troppo... avrete capito che mi sono ispirata alle dolcezze del mio amico Ugetti per creare i miei primi Baci. Cioccolato fondente, rhum, mandorle tritate (perchè un altra versione dei bardonecchiesi è con la ganache di mandorle) e albicocca secca perchè la Sacher di Franco ha al posto della marmellata una ganache al cioccolato fondente con pezzi di albicocca secca dentro. Questi sono i miei baci, che ovviamente ho fatto all'ultimo minuto. E che sono venuti tutt'altro che perfetti.



BACI AL CIOCCOLATO, MANDORLE, ALBICOCCHE E RHUM IN ONORE DI UGETTI
  • 500 g cioccolato fondente (200 per la ganache, 300 per la copertura)
  • 50 ml di panna fresca
  • un cucchiaino di miele di arance
  • 50 g di mandorle spellate
  • 3/4 albicocche secche
  • due bicchierini di rhum
Per il procedimento ho seguito il post di Annarita 

In un pentolino a fondo spesso scaldate la panna e portatela a ebollizione. Quando vedete le prime Bollicine, spegnete il fuoco e unite 200 g di cioccolato fondente sminuzzato. 
Mescolate fino a che il cioccolato non si è sciolto del tutto
Tritate finemente le mandorle
Unite le mandorle al cioccolato e panna e un bicchierino abbondante di rhum. Mescolate per amalgamare il tutto.
Fate raffreddare in un luogo fresco.

Nel frattempo tagliuzzate le albicocche e mettetele in un bicchierino di rhum, lasciatele marinare.

Formate delle palline di ripieno e in cima sistemate un pezzo di albicocca marinata nel rhum. 



Ora temperate il cioccolato. Vi consiglio di  seguire il post di Annarita, che è chiarissimo. Io non ho il piano di marmo e quindi ho deciso di utilizzare la seconda via di raffreddamento.

Fondete a bagnomaria circa i 2/3 dei 300 g di cioccolato fondente 
Raffreddate aggiungendo il cioccolato rimanente tritato. Mescolate e se vedete che la temperatura non si abbassa, trasferite il cioccolato in una ciotola fredda. 
Il cioccolato fuso deve arrivare a 28/29°, Riposizionatelo poi sulla pentola del bagnomaria (spento) per innalzare nuovamente la temperatura a 31°

A questo punto potete immergere i baci nel cioccolato fuso (io con questo passaggio ho avuto un po' di problemi...), sgocciolare e lasciare asciugare.

I baci sono pronti, Bisogna accompagnarli al bigliettino. San Valentino è passato, siamo in Quaresima e non sono la più romantica della terra....  I miei baci li dedico innanzitutto, ovviamente, a mio marito. Ma anche a chi, come il mio amico Franco, suo papà (che ora allieta il Cielo con i suoi manicaretti) e sua moglie Marina, è mosso da una passione.










giovedì 25 dicembre 2014

NATALE E STUPORE






Non è un periodo facile per molti. Noi ce la caviamo, ma è chiaro che sono passati i tempi di vacche grasse e ciò che accade nel mondo non rassicura nessuno. In un clima così, con quel filo di pesantezza che spesso accompagna le giornate di molti e a volte anche le mie, è arrivato anche quest'anno il Natale.
E prima del Natale l'Avvento, l'attesa di una venuta. Ieri notte ho pensato a come sono stata in questi giorni.Sono arrivata a Natale con pochi regali comprati, con una casa che fa spavento, con zero biscotti, zero regalini di Natale fatti a mano, pacchetti da fare e nessun biglietto scritto. Da ora in avanti partirà la frenetica messa in ordine e pulizia di tutta la casa prima dell'arrivo di genitori e suoceri.Insomma, il cosiddetto spirito natalizio è stato soffocato dalla sempre più crescente disorganizzazione mia....

Una tristezza, direte. E sì, ci ho pensato anche io. Mi sono scoperta senza la voglia di vivere il Natale con tutto il suo corollario di magia e di bellezza, mi ha attraversato anche una sottile tristezza e non so spiegarvi perchè se non per il fatto di non riuscire con le mie forze a fare tutto. Ma per fortuna non è finito tutto lì, nel non avere la casa perfetta, nel non essere riuscita a comprare ai figli tutto quello che desideravano (e aver rimediato con dei simpatici buoni scritti a mano). Per fortuna tutte le volte che mi si offuscava la letizia natalizia, irrompeva qualcosa che riusciva a sparigliare le carte e a lasciarmi lì, grata e stupita.

Il mio Avvento è stato questo. Un susseguirsi di momenti di stupore: dall'alba alla mattina al cielo in fiamme del tramonto. Dal campo addormentato nella nebbia al cielo blu sul Duomo. Dai canti di Natale sul sagrato del Duomo alle luci scintillanti della Galleria. Ogni volta che mi ripiegavo su me stessa, qualcosa mi ricordava che il nostro cuore è fatto per cose grandi. 

Così il Natale è arrivato, tra pigrizia e stupore, tra limite e infinito. E stanotte, dopo una cena coi parenti che non è andata come previsto (per un ritardo clamoroso di alcuni partecipanti), una messa in piedi, nel forno crematorio che è la nostra chiesa (a volte gli architetti moderni dovrebbero prendere umilmente spunto dai maestri dei secoli passati), mentre il cuore ancora cantava la venuta di Gesù Bambino, è arrivata la notizia di una nascita.

Uscire dalla chiesa, riaccendere il cellulare e leggere il messaggio di amici fraterni che annunciavano la nascita del loro bambino non poteva che essere il modo più bello per tornare a casa grata di questo Natale pieno. Pieno di vita, di stupore, di mancanze, di cose che si potrebbero fare meglio, di amici, pieno di fatica e di bellezza, pieno di senso, di quel Bambino che ha dato e dà senso a tutto. A una cena insieme così come a una nuova vita che nasce. 

Buon Natale a tutti voi, ora vado a rendere presentabile la casa e a preparare qualcosa...

giovedì 26 dicembre 2013

Cosa rimane del Natale



Cosa rimane del Natale? In questa mattina grigia e piovosa, con la cucina da sistemare, i regali aperti sotto l'albero spento, mezza famiglia che ancora dorme e l'unico progetto della giornata racchiuso nella parola relax, cosa rimane del Natale?

Ricordi di atmosfere e momenti magici? Anche, come quando sono andata in giro per Corso Vittorio Emanuele l'antivigilia e sono incappata in un meraviglioso pianoforte a coda con tanto di pianista che suonava ispirato mentre intorno tutti  correvano per gli ultimi acquisti.

Sapori nuovi e antichi provati e apprezzati? Certo. Uno fra tutti il mio primo pain d'epices realizzato per il meraviglioso patè della suocera.

Regali e regalini, alcuni importanti, altri scontati? Ovvio. E a parte la reflex che finalmente ci siamo regalati, il più bello è il regalo dei figli che quest'anno come lo scorso hanno colto in pieno ciò che ci piace e hanno speso i loro soldini per noi.

I pranzi e le cene passati insieme? Rimangono anche quelli e non solo nella fatica della digestione, ma perchè pieni di momenti indimenticabili, come i canti gospel intonati da giovani, adolescenti, nonni, zii e ospiti della cena della vigilia dai suoceri.

Tutto rimane ma tutto ciò prende senso da quel bimbo nella mangiatoia. Per me è così, ve lo ripeto ogni anno perchè neanche questo piccolo blog avrebbe motivo di esistere senza ciò che sono io e ciò che fortunatemente mi costituisce.
Il Natale sarebbe un giorno bello che tanto si attende e che passa in un attimo se non ci fosse Lui. Quel piccolino che illumina tutto e che dà senso a tutto. Ecco perchè ora vado ad accendere la candelina vicino al piccolo presepe della cucina e con il sottofondo delle musiche di Natale comincerò a lavare uno a uno tutti i piatti e i bicchieri del servizio bello. E sarò felice, perchè ancora una volta il Natale è venuto per dare un senso a tutto. Buone feste!

lunedì 23 dicembre 2013

Lavoretti e preparativi in attesa del Natale


La figlia maggiore ogni tanto scoppia in entusiasmi incontrollati "tra pochi giorni è Nataleeeeee", il marito non la capisce e si chiede cosa abbia. In realtà mi stupisce quanto l'effervescenza da Natale non si sia ancora esaurita e non abbia lasciato il posto all'apatia da adolescente.
Manca poco, i lavoretti per la vendita all'oratorio sono terminati e venduti, alcuni regali impacchettati, altri ancora da cercare, il menù del pranzo stilato. I canti natalizi invadono la casa ( e ne abbiamo di ogni genere e artista, dai tre tenori a John Denver, da Mario Biondi a Christmas with the stars. La to do list di questi giorni è  pronta, ora basta solo fare e attendere.

So già che nelle prossime ore non sarò così tranquilla, ma pazienza!

Buona attesa anche a voi!

PS come fare queste palle di Natale? Vediamo insieme il procedimento di questa che non è un'idea mia, ma di una delle amiche più creative del gruppo

Procuratevi: 


  • Palle di polistirolo
  • Vinavil
  • Pasta
  • Glitter
  • nastri
  • spilli


Immergete poco la pasta nel vinavil e incollatela alla palla. Quando tutto si sarà asciugato, decorate con il glitter. Le palle si possono appendere attaccando un cordino con il vinavil o con uno spillo. Per renderle ancora più belle, fate un fiocco con un nastro rosso e fissatelo alla palla con uno spillo.

sabato 7 dicembre 2013

è scoccata L'ORA DEL paTE' e sono ovviamente in ritardo

libro l'ora del patè


Io sono quella che arriva sempre all'ultimo. In perenne ritardo su tutto, figuratevi se mi smentivo nel giorno dell'evento per eccellenza, quello tenuto tanto segreto. A dire la verità le buone intenzioni c'erano tutte, ma giorno per giorno il post slittava. Il D-day è arrivato e il post non sono proprio riuscita a farlo.
Di cosa stia parlando forse lo sapete già tutti: è scoccata l'ora del patè! 

Ho iniziato a partecipare all'MT Challenge pensando che avrei smesso nel giro di qualche mese, vista la mia poca costanza sulle cose. Ho iniziato e non ho più smesso perchè l'emmetichallenge ti convolge, ti mette alla prova, ti sfida e ti diverte. Non credo che mi sarebbe mai venuto in mente di preparare il profiterole (troppo difficile, meglio quello della pasticceria Ugetti) e invece l'ho fatto ed è anche venuto bene... Ho tirato la sfoglia per le tagliatelle, ho preparato il vero chili, seguito le ricette alla lettera e dato spazio alla fantasia. 

Immaginatevi quindi che moto d'orgoglio ho avuto quando ho ricevuto la mail di Alessandra nella quale si raccontava di un progetto bellissimo, del quale avrei fatto parte anche io. 
Il progetto si è concretizzato in quattro mesi e ieri è stato presentato il primo libro di una serie di volumi dedicati all'MTC. L'Ora del Patè è un libro bellissimo, lieve e scanzonato come la sfida che tutti i mesi ci diverte, ma nello stesso tempo serio, completo e non banale. Quello che mi ha sempre colpita dell'MTC è la valenza culturale: ogni ricetta proposta è spiegata nei minimi particolari, è arricchita da approfondimenti legati a storia, tradizione, tecniche, prodotti.


Il libro ha la stessa impronta. Non vi dirò altro se non che c'è anche una mia ricetta (!), che le foto sono bellissime, la grafica è superba e che il libro ha un cuore d'oro. Perchè?  Perchè acquistandolo sosterrete il progetto "cuore di bimbi" della fondazione "aiutare i bambini" .

Quando ho saputo della presentazione, ho pensato che non potevo mancare, finalmente potevo conoscere Alessandra1 Il marito mi ha stupita: prendo ferie e vengo con te. 
Ecco, grazie ad Alessandra, all'Ora del Patè e alla community MTC, io e il marito abbiamo avuto la possibilità di fare una giornata insieme a vedere cose belle. 
Perchè Genova è bella, non c'è dubbio, e non è solo Acquario. Lo avevamo già capito anni fa quando passammo un bellissimo week end coi ragazzi: hotel sul Porto Antico, un lungo giro all'Acquario e uno lunghissimo a vedere quella meraviglia poco valorizzata che è il Galata. Questa volta, grazie anche al bellissimo blog di una genovese che ama la sua terra, abbiamo optato per altro. Prima tappa il Palazzo del Principe: villa sul porto di Andrea Doria, giardino all'italiana, affreschi e arazzi. Due ore di bellezza.


Genova, giardini di villa del Principe


Usciamo a ora di pranzo, dove si va? Io amo il Porto Antico, mi piace e so che c'è Eataly. Per il pranzo va benissimo: luce, bianco, tantissimi prodotti che vorrei comprare, un piatto di acciughe ripiene e fritte e una magnifica vista sul porto.


Porto Antico Genova vista da Eataly

Le ore passano. In attesa che arrivi il momento clou della presentazione del libro, andiamo alla ricerca della via patrimonio dell'Unesco,Via Garibaldi, o Strada Nuova. Il salotto di Genova, mi hanno detto. Un susseguirsi di palazzi uno più maestoso dell'altro. Che divertimento entrate nei portoni e ammirare gli atri e i cortili!

via Garibaldi a Genova, negozio


Camminando tra strade e stradine ci avviciniamo alla libreria. Ammiro negozi come questo, passo da pasticcerie elegantissime e d'altri tempi a una tripperia. Avete capito bene: un negozio dove si vede trippa, da cuocere o già cotta. Non ho avuto il coraggio di chiedere se potevo fotografare...

Arriviamo in Feltrinelli che manca ancora un po' alla presentazione. Meno male! Così riesco ad abbracciare Alessandra e a trovare un posto a sedere. Poco per volta tutto si riempie. Della presentazione che dire se non che anche il marito è rimasto colpito. Emozionante e commovente.
Altrettanto bello è stato conoscere e chiacchierare con tante appassionate come me e che abitualmente seguo, peccato non essere riuscita a rimanere alla sontuosa cena post evento...

Un treno ci aspettava, ma prima c'era il tempo (non molto) per una cenetta veloce. Un'insegna mi attira e ci ritroviamo in un attimo in una romanticissima cantina di un ristorante. Una cena veloce (torneremo certamente) ma ottima per atmosfera, sapori e gentilezza di chi ci ha serviti. Per non parlare di un vino assolutamente in linea con la serata: un pigato dal nome inequivocabile, Vis Amoris.... 

Vi lascio con alcune indicazioni:

  • Dove acquistare il libro? Lo potete ordinare tramite il sito della casa editrice o attraverso i maggiori canali di e commerce. Potete chiedere alla vostra libreria se ve lo prenota o fare come me una bella gita a Genova. Io, arrivata al book shop di Palazzo del Principe, l'ho trovato in bella mostra... Il libro ha anche una pagina Facebook, mettete un bel MI PIACE e sarete sempre informati su presentazioni e eventi correlati.
  • Con questo libro, la community dell'MTChallenge sostiene il progetto “cuore di bimbi”, della Fondazione “aiutare i bambini”: nata nel 2000, per iniziativa dell'ingegner Goffredo Modena, la fondazione si propone di  dare un aiuto ai bambini poveri, ammalati, senza istruzione, che hanno subito violenze fisiche o morali e garantire loro l'opportunità e la speranza di una vita degna di una persona,nel mondo e in Italia. Sono 71 i Paesi del Mondo in cui  la Fondazione interviene, realizzando progetti mirati, concreti, nati per rispondere a emergenze reali e portati avanti con abnegazione,serietà e competenza. Fra questi, appunto, c'è “cuore di bimbi”, attivo dal 2005 in 10 Paesi, che ha permesso ad oggi di salvare la vita a 857 bambini altrimenti condannati da gravi cardiopatie congenite, con esiti spesso letali. La Fondazione opera nella più assoluta trasparenza, nella convinzione che sia doveroso certificare  ogni voce con la massima chiarezza, in un dialogo continuo che unisce chi è desideroso di fare del bene con chi ha la possibilità di farlo in modo concreto, rispettoso e consapevole di muovere nella stessa direzione: quella dell'aiuto alle tante vittime di questo mondo, rese ancora più indifese dall'essere bambini.
    Da oggi, anche noi remiamo con Goffredo, con Sara e con gli oltre mille volontari sparsi sul territorio italiano - e lo facciamo con questo libro che è il primo tassello di quella che ci auguriamo possa essere una collaborazione duratura e proficua


    Volete vedere qualche pagina del libro? Leggete il post di Alessandra!





martedì 26 novembre 2013

PROVIAMO A STIRARE



Mia mamma stira tutto. E con tutto intendo anche gli stracci della polvere. Lo ha sempre fatto, ho il ricordo dei nostri pomeriggi casalinghi in cui noi bambine creavamo sedute al tavolo e lei, ferro da stiro aperto e televisione accesa, stirava la quantità di panni quotidiani. Ogni pomeriggio, un po' di tempo dedicato ad asse e ferro.
Io no. Quando i bimbi erano piccoli, la mamma/nonna veniva a trovarmi e tornava a casa con sacconi dell'Ikea pieni di biancheria. Ogni settimana era una processione: grucce con camicie e scatole con biancheria perfettamente stirate che entravano, sacchi blu di Ikea che uscivano.
Il servizio comprendeva anche la sistemazione negli armadi. Mia madre ha sempre avuto questa passione, l'ordine degli armadi. E siccome sono sua figlia e scheletri non ne ho, l'ho lasciata fare. Mi aiutava a suo modo e continuo ad esserle grata di ciò che ha fatto.

Poi le cose sono cambiate: i figli sono cresciuti, il tempo libero è aumentato, così come gli anni della mamma.
La biancheria in uscita da casa è diminuita progressivamente. Ora staziona in camera matrimoniale in una cesta di vimini che strabocca. Ci sono camicie che rimangono lì mesi e mesi....
E sì che opero già una selezione in partenza.T-shirt e biancheria dei figli va stesa bene, piegata altrettanto bene e riposta nei cassetti senza che si perda troppo tempo: nel giro di due giorni tutto ciò che è stato lavato torna ad essere una palla informe in fondo al letto...

Non che non mi piaccia stirare, intendiamoci. Anzi: se mi proponeste di togliermi un'incombenza tra rifacimento letti e stiro, opterei certamente per la prima. Lo stiro è rilassante, soprattutto se non hai nessuno in casa e puoi accendere la tv e guardare quello che vuoi. Lo è un  po' meno quando il figlio e i suoi amici maschi ammazzano zombie con i videogiochi...

Così quando mi hanno proposto di fare la mamma tester di un nuovo ferro a vapore, ho detto subito di sì. Poteva essere la volta buona: trovato il ferro miracoloso, avrei potuto sistemare un po' di arretrati ed alleggerire la povera cesta.
A casa è arrivato Philips Perfectcare Aqua. Un ferro da stiro a caldaia pressurizzata, oggetto nuovo per me, da sempre abituata al ferro normale, con una bella piastra pesante così si riesce a stirare meglio (almeno, così pensavo...)



L'ho provato una sera. I figli  sul divano a guardare la televisione, io dietro. Cosa ne penso? Cosa mi ha colpito? Ecco velocemente le mie impressioni

  • DESIGN: sembra un'astronave, dice mia figlia (che ha voluto provarlo... che non sia l'inizio di una collaborazione?) Bello, allegro e compatto nello stesso tempo. Ordinato e maneggevole (i cavi, ad esempio, si sistemano con facilità in particolari alloggiamenti)
  • TEMPO necessario per prepararlo alla stiratura: pochissimo. Il serbatoio molto capiente permette di stirare a lungo senza aggiungere acqua.Non bisogna regolare nulla, basta schiacciare il tasto accensione. Il ferro va in temperatura in due minuti.
  • MANEGGEVOLEZZA: è leggerissimo (i miei polsi, abituati al peso del ferro normale, ringraziano) e molto scorrevole. Il tasto del vapore è sensibilissimo, e all'inizio ho dovuto fare un po' di attenzione perchè sparavo vapore ovunque! (è chiaro, non sono della generazione touch)
  • STIRATURA: non sono una maniaca dello stiro, ma le camicie del marito vengono bene con una sola passata. Tra vapore costante e colpi di vapore, non ho più bisogno di spruzzini di appretto o di acqua. Il tempo di stiratura di una camicia si è notevolmente ridotto. Ora ci metto più tempo a piegarle che a stirarle! Il ferro stira anche in verticale, cosa che potrà permettermi di dare una sistemata a pantaloni del marito da appesi 
  • VANTAGGI: oltre al tempo ridotto, alla leggerezza nello stirare e al fatto che è bello con quelle lucine azzurre, il mio nuovo Perfectcare può stirare bene anche lana, seta e capi delicati (io non porto quasi niente in lavanderia e avere un golfino ben stirato non è male...) senza lasciare aloni e senza bruciare nulla.
Che dire, mi piace. Che sia la volta buona che vedo il fondo della cesta di vimini?? 

PS nella foto qui sotto: la figlia che prova per la prima volta a stirare.... 






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