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mercoledì 7 marzo 2012

Un cucchiaio di fregola, un assaggio d'estate



Sabato mattina di sole e clima tiepido. L'ideale per la prima griglia, se solo avessi svegliato un po' prima il marito...Pazienza: i due dentici dai bellissimi colori se ne andranno in forno dentro un bel cartoccio (e magari nei prossimi giorni vi farò vedere come li ho preparati). Prima di uscire ho messo i lupini a spurgare.
Mi piacciono i lupini. Sono piccoli, solitamente pieni di sapore. Le mie preferite sono le arselle, ma qui non le trovo. A Viareggio le compri dai pescatori che te le danno insieme a un sacchetto di acqua di mare, ci metti un sacco di tempo a sgusciarle, ma sono d'un buono!

giovedì 16 giugno 2011

Eataly, il paradiso dei foodies



E' da quando ha aperto che ogni volta che facciamoo la tangenziale di Torino penso che ci vorrebbe una tappa. Ma la via per la montagna è quasi dalla parte opposta al  Lingotto, non avrebbe senso. E così in quel giorno e mezzo che ci siamo concessi io e il marito, anzichè gustare le bellezze di Torino, abbiamo deciso di farci un po' di ore nella cittadella del gusto. Torino merita un po' più di tempo, e di essere visitata anche con i bimbi. Lo faremo, magari con qualche amico gourmet come noi....

Lingotto, altra costruzione che mi affascina. Io amo le ristrutturazioni dei vecchi complessi industiali. Mi piacerebbe tanto fare un giro anche lì. Di fronte un edificio basso, toni caldi e la scritta Eataly. Ci siamo! Entriamo in quella che era la fabbrica del vermouth Carpano, ormai dismessa da anni e sapientemente ristrutturata e restaurata (non l'ho visto, ma c'è all'interno di Eataly un interessante museo della fabbrica)
Un dedalo di viette, stanze e atri che si alternano. La luce che filtra e mette in risalto il senso di ordine, pulizia ed essenzialità che caratterizza il tutto. Il prodotto è il protagonista. Tra il bianco dominante e il rosso mattone. Giriamo e riempiamo il carrello: pasta, farine, vini, birre soprattutto. Poi piccoli prodotti come la sopressata di polpo sardo e le mitiche Pastiglie Leone, quelle digestive, quelle della mia infanzia!

Abbiamo l'imbarazzo della scelta, dove mangiamo? Ogni zona ha un ristorantino: noi, ovviamente scegliamo per il pesce. Orologio alla mano, ci imponiamo un tempo oltre il quale non è il caso di andare, ci aspettano i bimbi e una partenza insieme per il mare. Ci avviamo alle casse e partiamo, ammirando una Torino splendende tra cieli blu, sole e tricolori e il marito già pianifica un altro giro. Quando aprirà un punto vendita così anche a Milano? Quello di Cinque Giornate è troppo piccolo!

Vi lascio con le foto, attimi rubati tra un acquisto e l'altro...

Il mercatino di frutta e verdura, uno spettacolo per come è sistemata la merce.



Noi abbiamo portato ai bimbi le baby angurie rosse e gialle,mangiate nei giorni successivi in spiaggia, buonissime!






Il calendario dei prodotti di stagione, io mi sono comprata anche quello dei pesci!



Una parte del banco dei pesci, peccato che non avevamo borse adatte...


Di fronte al banco dei pesce, il ristorantino. Pausa pranzo lì, ovviamente! Un ottimo polpo alla piastra con senape e insalatina per me, un crudo per il marito. Bollicine nei calici, pane con lievito madre e farina biologica.



Nel piano interrato, oltre a una notevole scelta di birre artigianali e una cantina di vini di tutto rispetto, ecco le celle di stagionatura. Un'esperienza olfattiva fuori dal comune! E se volete un prosciutto, lo comprate e lo lasciate a stagionare lì per tutto il tempo necessario. Lo stesso per culatelli e formaggi.



Dulcis in fundo, il cioccolato e una nota familiare. Non potevo non fotografare (e acquistare) questi cioccolati, riportano ancora la scritta Piemonte che aveva pensato il mio nonno. Quella era la sua grafia. La riconosco guardando i suoi quaderni di appunti da pittore e la ritrovo nella grafia di mio padre. Il cioccolato Piemonte, insieme alla classica scatola di gianduiotti Caffarel (quella storica) e alla figura del Gianduia paffutello e rubicondo me li sento un po' miei. Sono le creazioni di mio nonno che hanno addolcito le mie giornate a Torino da bambina.



E come al solito ho fatto un post lunghissimo.... scusatemi!!

martedì 25 gennaio 2011

Chiudi gli occhi e pensa al mare....



"Io ho prenotato, e tu?" L'amica super organizzata come al solito ha già in mano chiavi di casa e biglietti del traghetto. Abbiamo appena messo piede nel 2011, stamattina alle 8 c'era meno quattro, la nebbia è tornata a farci compagnia e il prato davanti a casa è ancora bianco di brina. Eppure è  bello sentir parlare di vacanze. L'amica più cara, quella ormai quarantenne, la nostra compagna di Sardegna, ha già cominciato ad inviarmi foto improponibili di case e giardini con tanto di omino che prende il sole...

venerdì 19 novembre 2010

POLENTA E BISCOTTI, SPERIMENTARE COL MAIS MARANO



Ce l'ho fatta, tra tutta questa pioggia sono riuscita a captare gli sparuti raggi di sole, gli unici due giorni di luce che scalda il cuore per fotografarli. E sì, perchè tornata da Golosaria con il mio pacchetto di prelibatezze non ho potuto fare a meno di cominciarle ad assaporare. La torta al mandarino non è nemmeno durata per la foto, e infatti ho messo solo la scatola, ma quella farina integrale di mais "marano" macinato a pietra non poteva aspettare.

martedì 16 novembre 2010

GOLOSARIA E GIALLOZAFFERANO.... che vita dura, dice il marito....



Sono in perenne ritardo, questo dovreste saperlo, ma ho ancora ben due esperienze da raccontarvi.
Il punto è che sono troppo presa dallo speciale Natale per Blogmamma (a proposito, se avete da segnalarmi lavoretti e ricettine che potrei mettere, fatemi un segnale) e quando riesco ad impossessarmi del pc, oggetto conteso in casa da figli e ora anche marito (la sua passione è Anobii), dopo avere adempiuto al dovere, non mi viene voglia di scrivere...

domenica 3 ottobre 2010

PESCHINE E NOSTALGIA


Affittare una casa su internet non mi lascia mai tranquilla finché non la vedo. Quella vicina a Orosei, una delle prime in terra sarda, mi aveva colpita per la descrizione del proprietario. Chissà se rispondeva alle mie aspettative? Di certo conoscevo solo la voce dal timbro inconfondibilmente isolano di colui che doveva affittarmela, un po' asciutto e spiccio nei modi. Chissà... Invece la casa era proprio come me l'ero immaginata, anzi, di più.

mercoledì 29 settembre 2010

PASTA SFIZIOSA E RAPIDA, E' POSSIBILE?


Lo confesso, quando arrivo alle sette e mezza di sera che sto ancora stirando, in cucina c'è una tovaglia di quadernoni, matite, libri, fogli, diari dei figli, e bisogna pur mettere in tavola qualcosa in tempi rapidi perché i figli non vadano a letto a orari improponibili, spesso e volentieri il menù dei piccoli risulta un po' monotono. Una bella pasta al pomodoro, al quale aggiungere a crudo un po' di crema di olive nere, verdure e formaggi, frutta e la cena è sistemata.
Si, certo, quella dei piccoli.... ma il marito? Per il marito c'è tempo, il rientro tardivo ha i suoi vantaggi, ma chi ha voglia alle dieci di imbarcarsi in virtuosismi gastronomici? In questi casi ci vuole un po' di fantasia e qualche salva-cena sfizioso che non manca quasi mai in dispensa .

martedì 21 settembre 2010

VIVA LA PAPPA COL POMODORO




Si dà il benvenuto all'estate con la festa di compleanno del marito: giardino brulicante di amici, ombrelloni, BBQ, insalate di farro, stuzzichini, tanta birra e altrettanta allegria.
Si saluta l'estate con il solito ritrovo post vacanza che solitamente cade il primo week end dopo il nostro rientro. Spesso, se il tempo lo permette, si ricordano i fasti delle serate sarde con un'altra grigliata.
Quest'anno il ritrovo è slittato di una settimana, per via dell'improvvisato week end ligure e in più, causa forte allergia per l'ambrosia del marito, abbiamo deciso che non era il caso di stare all'aperto.
Cosa si può preparare, allora? Malloreddus con ragù di salsiccia per onorare le vacanze sarde? O qualcosa che non si fa da tempo in casa, ma che più estivo di così non ce n'è? Sottopongo le proposte al marito e si opta per la seconda. Questa volta tocca a lui cucinare, è lui il toscano di casa. Al lavoro, si prepara la




PAPPA AL POMODORO dosi per 4 persone (ma noi eravamo una ventina...)

pane toscano (o altamura, o casalingo) raffermo 300 g
pomodori maturi, in alternativa vanno bene anche i pelati 500g

2 spicchi d'aglio

abbondante basilico fresco

brodo un litro

olio extravergine d'oliva
sale e pepe


Pelate e sminuzzate i pomodori, sciacquate i
l basilico e preparate il brodo (nel mio caso, non avendo ancora provato a fare il dado in casa, ho utilizzato sale, acqua ed estratto di carne).
In una pentola capiente versate 6 cucchiai
d'olio e rosolatevi l'aglio tagliato a metà.
Appena gli spicchi cominciano a prendere colore, unite i pomodori e il basilico. Salate e pepate e fate andare per un quarto d'ora circa.
Versate il brodo bollente, quando il bollore
riprende, unite il pane tagliato a fettine abbastanza sottili. Fate cuocere per altri 10 minuti, fate attenzione a che non si attacchi, girate spesso, poi potete spegnere.
La pappa va lasciata riposare per un'ora. Suc
cessivamente date un'altra bella mescolata per disfare il pane e se non vi piace troppo fredda, riscaldatela un attimo.
Non deve essere bollente, ma tiepida. Portatela in tavola con una bottiglia di olio e un macina pepe, i commensali potranno condirla come megli
o credono (ma olio e pepe sono quasi d'obbligo!). E se avanza, i giorno dopo è ancora più buona!!

PS la ricetta è tratta dal libro di cucina toscana di Paolo Petroni, si ringrazia la suocera per la concessione! Mi sono divertita a leggere quanto descritto dall'autore, che ricorda di come la pappa fatta con pane secco ammollato, condito con un po' di olio, aglio, sale e pepe, abbia sfamato generazioni di adulti e bambini. L'aggiunta del pomodoro era una delle tante varianti; per bimbi e malati, ad esempio, non si faceva il soffritto, si univano gli ingredienti a freddo e, se c'era qualche debilitato da tirare un po' su, si aggiungeva il tuorlo d'uovo. Non si usa, invece il formaggio.
E l'ospite più piccolo di casa ne ha mangiato ben due piatti!




PPS. dopo questa digressione etnogastronomica, veniamo al re dell'estate, il pomodoro... Non poteva questa ricetta non partecipare al contest di Maetta, che scade oggi! All'ultimo, ma ci sono anche io!



 Con questa ricetta pertecipo anche al contest di Labna sul Food Revolution Day 2012


lunedì 19 luglio 2010

RANCIO AL FORTE BRAMAFAM




Al marito, si sa, non piace la montagna. Quando eroicamente parte dalle colline piacentine per ricongiungersi alla famigliola bisogna sempre trovare sempre un dolce che lo attenda, un menù sfizioso e possibilmente qualche valida alternativa all'abbiocco da altitudine o da troppo cibo ( o alcool) ingurgitato. E non vanno bene camminate tra i monti, troppo stancanti e impegnative.

venerdì 11 giugno 2010

FARRO E SALSICCIA PER SPORTIVI DELLA POLTRONA



Ce la farò a finire entro la mezzanotte? Da ritardataria cronica quale sono ho sempre guardato quella bella poltrona che ammiccava dai blog amici e mi sono sempre detta che era un contest al quale non si poteva non partecipare, per l'attualità, per l'allettante premio e perchè il marito è il re degli sportivi della poltrona.
A dire la verità a casa nostra le cene sul divano sono quasi la prassi: dati gli orari di rientro dal lavoro del marito, il divano diventa il luogo dove assaporare gran quantità di pasta, carne, insalate e mozzarelle. Ovviamente con un dolcetto finale che non deve mai mancare...

venerdì 14 maggio 2010

CIBUS






Ne avevo visto la pubblicità all'altezza di Parma, lungo l'autostrada. "Cibus. Andiamo?" Si scherzava, ma tutto ciò che è cibo esercita un certo fascino a casa mia... Qualche giorno dopo arriva la telefonata dell'amica, ho la possibilità di avere un invito per Cibus, interessa? emmelodomandi????
Ho tempo per organizzare l'appaltamento figli (sante amiche!), mi guardo i treni e vado. Giovedì, ultimo giorno.

martedì 6 aprile 2010

99 colombe e una zuppa inglese


Per due anni ho avuto un marito pendolare. Cinque giorni alla settimana a lavorare a Ferrara e il week end a casa. Una settimana al mese facevo io la pendolare coi bimbi piccoli, andavamo a trovarlo e stavamo lì con lui, nell'appartamento poco lontano dal centro. E così prendevo bimbi e passeggino e camminavo, mi gustavo questa meravigliosa cittadina piena di palazzi da visitare, viette da percorrere, vetrine da guardare e negozietti in cui entrare per respirare quell'aria lenta e godereccia delle città di provincia in cui la gente in bicicletta dopo il lavoro si ritrova in centro a chiaccherare, magari davanti a un aperitivo.
Il venerdì sera, prima di ripartire per casa nostra a Milano, passavamo nella pasticceria storica dietro casa a ritirare la zuppa inglese che avevamo prenotato e che ci veniva consegnata dentro una ciotola di vetro, avvolta nella carta rosina delle pasticcerie. Tornavamo a casa col nostro amato souvenir, che diventava il dolce sontuoso da condividere con suoceri e cognati insieme ai racconti della settimana e al caffè del dopo pranzo. Finita la parentesi ferrarese, ci siamo fatti spedire dagli ex colleghi la salama, e io ho iniziato a fare la zuppa inglese, uno dei dolci più amati dal marito.
Per questo, quando ho deciso che sarei stata anche io una colomba per le Sorelle Nurzia, la prima idea che mi è venuta in mente è stata proprio questa: preparare una zuppa inglese con la colomba (solitamente, se voglio fare in fretta, uso al posto del pan di spagna i savoiardi, ma solo quelli sardi, larghi e morbidi)
Potrebbe essere un modo interessante per far fuori gli avanzi di colomba, per quanto mi riguarda, di avanzi non ce ne sarebbero stati.... quindi ne ho tenuto da parte un po' preventivamente!

ZUPPA INGLESE DI COLOMBA

per la crema pasticcera:

4 tuorli
100 gr zucchero

50 gr farina o maizena
500 ml latte
mezza stecca di vaniglia
50 gr di cioccolato fondente


Almeno 8 fette di colomba classica Sorelle Nurzia
Alchermes


Scaldare il latte con la stecca di vaniglia. Lavorare in un pentolino i tuorli con lo zucchero, aggiungere la farina e infine il latte a filo, mescolando con una frusta. Mettere il pentolino sul fuoco basso e mescolare. Portare ad ebollizione, sempre mescolando e cuocere per due, massimo quattro minuti. Dividere la crema in due parti, trasferite la prima in una ciotola di vetro e mescolate di modo da raffreddare e terminare la cottura. Tenete la seconda parte nel pentolino e, a fuoco spento, aggiungete il cioccolato a pezzetti. Mescolate finchè il cioccolato non si sarà sciolto.
Nel frattempo tagliate le fette di colomba spesse circa 3-4 mm, togliete la glassa e tenetela da parte. In una ciotola versate l'alchermes, io lo allungo con un po' di acqua, così anche i bimbi possono assaggiare il dolce...
Bagnate per bene le fette nell'alcherms e sistematele in una ciotola di modo che coprano il fondo. Versateci sopra la crema pasticcera normale, livellate e ripetete l'operazione con altre fette di colomba imbevute, versateci sopra la crema pasticcera al cioccolato e se avete ancora crema, fatene un altro strato, sul quale sbriciolerete la glassa.
A seconda di come vorrete il dolce, potrete ricoprire di colomba la ciotola non solo sul fondo ma anche ai lati, io per esigenze estetiche ho coperto solo il fondo.

E' ottima, certo, poco dietetica, ma un cucchiaino male non fa... e un altro... e un altro... e un altro....
E mentre scrivo in questa giornata di splendido sole, il mio pensiero e la mia preghiera vanno a tutti coloro che, come Mara, tentano da un anno di reagire con forza e positività a una circostanza così devastante come è stato il terremoto. Questa zuppa inglese è per voi! Buona Pasqua!!






lunedì 15 marzo 2010

Luntane cchiu luntane, volano 99 colombe


Negli ultimi giorni sono stata un po' assente dai blog che seguo abitualmente perchè impegnata in una nuova avventura con Blogmamma e quindi ho notato solo ieri lo stuolo di colombe che si sono levate per dare una mano alla Sorelle Nurzia, storica azienda aquilana, famosa per i meravigliosi torroni e quanto di dolce e buono può allietare le nostre feste. Avrete già letto tutti dell'idea che è venuta ad Artemisia e di aiutare questa azienda.
Vi consiglio caldamente (se non l'avete ancora fatto) di leggervi il post di Artemisia e soprattutto la lettera che ha scritto Mara, la responsabile servizi speciali di Sorelle Nurzia, un racconto non di un'esperta di marketing che deve presentare la sua azienda, ma di una donna, mamma, moglie e lavoratrice che da un evento catastrofico che ha stravolto la sua vita cerca di trarre qualcosa di positivo, di nuovo, di eroicamente bello come può essere lottare perchè l'azienda in cui lavora possa continuare a vivere.
Condivido in pieno le opinioni di Sabrine riguardo al fatto che il mercato non sia un'entità astratta e che siamo noi a farlo e il commento di Lydia riguardo a come in questi casi si possa affermare con una punta di soddisfazione che allora i blog servono a qualcosa...
Voglio partecipare anche io, mi sono subito unita a coloro che sostengono il neonato blog 99 COLOMBE, ora andrò a cercare una colomba delle Sorelle Nurzia,farò il tentativo nel supermercato dove mi rifornisco solitamente, a Natale avevano il torrone, segnalato come PRODOTTO D'ABRUZZO, sennò la ordinerò via mail.
E in attesa di farmi venire in mente una ricetta adatta, vi lascio questa canzone che mi hanno insegnato da ragazzina, che spesso mi ritrovo a canticchiare quando, seduta sulla riva del mare, mi godo il tramonto (non sono tipa da alba!).

Luntane cchiù luntane

Pe cantà sta chiarità

ncore me sente tremà!

Tutte stu ciele stellate, tutte stu mare

che me fa sugnà.

Ma pe'tte sole, pe'tte esce dall'anima me,

mezz'a stu ciele, stu mare, nu cantemente
che nze po tenè.

Luntane cchuù luntane de li luntane stelle,
luce la luce cchiù belle
che me fa ncore cantà.

Luntane cchuù luntane de li luntane stelle,
luce la luce cchiù belle
che ma fa ncore cantà


Marinà s'ha da vugà tra tutta sta chiarità,
cante la vele a lu vente nu cante granne
che luntane và:

tu la sì ddove vo' i' st'aneme pe' ne' murì.

Bella paranze. Luntane 'nghe sti suspire tu
i' da menì.


Luntane cchiù luntane...


Per cantare questo chiarore

in cuore mi sento tremare!

Tutto questo cielo stellato, tutto questo mare
che mi fa sognare.
Ma per te, solo per te, esce dall'anima mia

in mezzo a questo cielo, a questo mare, un canto

che non si può trattenere.


Lontano più lontano delle lontane stelle,

riluce la luce più bella

che mi fa ancora cantare.


Marinaio, si deve remare tra tutto questo chiarore,
canta la vela al vento un conto grande
che lontano va:

tu lo sai, bella barca, dove vuole andare quest'anima per non morire...

lontano con questi sospiri

tu devi venire


Buon lavoro a tutti!

PS trovate qui il regolamento per partecipare

lunedì 22 febbraio 2010

Al posto dei monti... Puglia e Basilicata!

Vacanze di Carnevale, quando tutta Italia inizia la Quaresima, a Milano si raggiunge il clou del Carnevale, con relativi giorni a casa da scuola.
Solitamente ne approfitto per passare qualche giorno in montagna. Sole, neve, cieli limpidi, sci, pasticceria. O anche freddo, scarponi gocciolanti, mettiti calzamaglia-calze-dolcevita-maglione-tuta-guanti-hai preso le mascherine?-e il sottocasco?.
E code agli impianti, al bar per i panini, al bagno dove si pattina con gli scarponi ai piedi, in pasticceria per accaparrarti l'ultimo krapfen che l'orario dello sforno è quasi terminato...
Gioie e dolori della montagna. Il marito vede solo i dolori e già ai tempi dell'università partiva con fiaschetta di grappa nel taschino della giacca, due piste e si chiudeva in rifugio con gli amici a consolarsi con polenta e capriolo.
Beh, quest'anno, non avrei avuto la compagnia (e l'aiuto) dei miei, il marito aveva il sabato lavorativo, inizialmente le previsioni non erano il massimo, ho deciso di rimandare i giorni in montagna a marzo, quando è un po' più caldo, che quest'inverno di freddo ne ho preso abbastanza.
Quindi week end tranquillo, senza impegni, salvo una partita di Giacomo in casa, senza amici del sabato sera, col marito a lavorare. E con un gran sole (uffa!) .
L'deale per fare un po' di pulizie in casa (col bel tempo lavoro meglio) e per dilettarsi in cucina. Il week end giusto per mettere mano alla ricetta per partecipare al contest di Paoletta e di Angela, manca poco e io sono sempre quella dell'ultimo minuto!

Era un po' che ci pensavo, mia suocera è pugliese, bastava attingere dalla sua esperienza.
Quando, da fidanzata, frequentavo la casa dei miei suoceri, mi capitava spesso di arrivare e sorprendere in cucina mia suocera in chiacchere con la sua vicina, una pugliese, l'altra emiliana. La chiacchera andava, ma le mani lavoravano: asse di legno sul tavolo e gesto automatici, che neanche avevano bisogno dell'attenzione degli occhi. Ne uscivano a volte orecchiette, altre cavatelli, altre fusilli al ferretto, altre ancora tagliatelle e tagliolini. Sono sempre rimasta affascinata da questo lavorare così naturale, chiacchere e cucina, mani che impastano e creano e condivisione.
Ora i miei suoceri hanno cambiato casa, ma i vicini sono rimasti gli stessi. Stesse chiacchere, magari mentre si fa una torta o si cucina il risotto, ma la pasta fresca, almeno per mia suocera, non si fa più, problemi alle mani non lo permettono, ora le orecchiette si comprano.
Ecco cosa avrei potuto preparare, una pasta fresca fatta con le mie mani e la mie inesperienza condita con qualche prodotto pugliese e lucano
Detto fatto, ma nel frattempo (io e la mia incapacità di organizzarmi!) i suoceri sono partiti... niente scuola di cucina!
Non mi sono arresa, uno sguardo in rete ed ecco i

CAVATELLINI AL GRANO ARSO* CON SUGO DI LUCANICA PICCANTE E RICOTTA SQUANDA**.

Per la pasta:

300 g semola
100 g farina di grano arso
acqua qb

per il sugo:

due cucchiai d'olio evo
un cipollotto
15 fette di lucanica piccante ( o più)
mezza bottiglia di salsa di pomodoro (pugliese)
una spruzzata di vino rosso
due cucchiaini di ricotta squanda

Setacciare in una ciotola le due farine, fare una fontana e versare l'acqua un po' per volta. Versare e mescolare, finchè non si ottenga un panetto uniforme di pasta elastica ma non molle.
Mettere a riposare in frigorifero per una mezz'ora. Successivamente suddividere la pasta in tante parti, arrotolarle su una spianatoia infarinata con la semola e formare dei serpentelli di un cm di spessore. Tagliarli in tanti cubetti di un cm. Prendere il cubetto, affondarvi e contemporaneamente strisciare il pollice con un movimento rapido da sinistra a destra. Porre la pasta su un vassoio e spolverizzarla con la semola, di modo che non si attacchi.

Mettere a bollire una pentola d'acqua, nel frattempo, soffriggere dolcemente olio e cipollotto tritato finemente. Tagliare le fette di salsiccia (3 mm di spessore) a pezzettini, unirle al soffritto, bagnare con una spruzzata di vino rosso e far evaporare, unire la passata di pomodoro, portare a bollore, abbassare la fiamma e far andare.
Quando l'acqua bolle, aggiungere sale e buttare i cavatelli (ho unito un cucchiaio di olio per evitare che si incollassero), attendere che salgano in superficie e cuocere ancora per 3 minuti (i miei sono venuti un po' grossi, quindi tempi sono relativi...), scolare, versare nella padella dove cuoce il sugo e rimescolare. Aggiungere un cucchiaino di ricotta squanda, rimenscolare nuovamente finchè la ricotta non si sia legata.

Come primo esperimento non è stato niente male, l'affumicato del grano arso era un pò coperto dai due sapori forti di salsiccia e ricotta, ma anche i bimbi hanno apprezzato. Ha accompagnato il piatto un rosato fresco come il Calafuria Rosato.

* un tempo, dopo la bruciatura delle sterpaglie in seguito alla raccolta del grano, venivano raccolte le spighe e con questo grano bruciato si ricavava una farina che spesso veniva barattata con quella bianca. Per saperne di più vi rimando qui

** la ricotta squanda o ricotta forte si ricava da ricotta di pecora conservata in recipienti di terracotta chiusi e rimescolata quotidianamente finchè non diventa leggermente acida. E' molto saporita e piccante, viene spesso utilizzata per farcire i panzerotti (che ne dici Paoletta?) e si conserva a lungo in frigo in barattoli di vetro, coperta da olio.







martedì 2 febbraio 2010

Domenica piemontese

Spesa al supermercato. Come di rito compro pesce per il week end (le ostriche scontate) ma c'è anche la festa del Piemonte. Carne in offerta (e allora mi prendo una bella fiorentina) e prodotti che solitamente non si trovano, come i tajarin, tagliolini sottilissimi. Ne prendo due pacchi, uno di tajarin classici, un altro al tartufo. Passo davanti al banco dei formaggi, è la terza volta che li adocchio e che non li prendo perchè sono tanto buoni ma altrettanto grassi (ah il colesterolo e le mie ansie saltuarie salutiste!). Ma questa volta no, doveva essere un week end romantico e ci tocca stare a casa, bisogna trovare un modo per consolarsi. Li compro. Tuma d'la paja e robiolina delle langhe.
E domenica sera metto in tavola la serata piemontese.
Approfitto del fatto che abbiamo ancora un prodotto unico: il Crutin.



Tutti gli anni a Natale ce lo concediamo, è un formaggio a pasta rotta di Beppino Occelli, famoso brand langarolo, che dieci anni fa aveva un suo negozio nella via principale del paese dove vado in montagna.
Il Crutin è ricavato da latte di vacca e capra, la meraviglia è che è arricchito da scaglie di tartufo. E' un altro di quei jolly (come la bottarga) che rendono speciali dei primi semplici e che permettono di fare un figurone anche quando non si ha tanto tempo a disposizione (come per gli spaghetti per la bottarga, qui bastano paste all'uovo o gnocchi).
Beh, ho cotto per pochissimi minuti i tajarin al tartufo, ho scaldato in padella una generosa noce di burro (già che c'ero, ho preso quello Occelli), il marito ha grattuggiato il crutin e quando ho scolato e immediatamente condito, non vi dico che aroma di tartufo si è sprigionato per la cucina! Unico neo, avrei dovuto abbondare con le dosi dei tajarin!
E per secondo, un po' di formaggi accompagnati da salsa di fichi e senape, qualche nocciola e un'insalata di ceci olio rosmarino limone e pepe, panini farro e noci e ciabattine fatte in casa.

Week end casalingo, ma niente male!



lunedì 25 gennaio 2010

Voglia di mare



Quando a fine agosto si parte, la scommessa è sempre se riusciremo a stivare in un'auto già piena di bagagli anche le decine di bottiglie di vino e mirto, i pecorini, i barattoli di miele, di pesto campidanese e di cardi sottolio, la peschine, le olive.
Così ci ritroviamo bottiglie, cibo, pacchetti di malloreddus e quant'altro sparsi sotto le gambe, in mezzo ai vestiti, sotto i sedili. E quando finalmente si arriva a casa si passano giorni a scartare pacchi come fossero regali di Natale.
E' la nostra scorta per la dura realtà. Come formichine accumuliamo briciole di sole, sapori, suoni di quella terra magica che è la Sardegna e che da anni è nei nostri cuori oltre che nei nostri progetti di vacanza.

Certo, più si va avanti nei mesi, meno ti viene la voglia di sorseggiare un mirto gelato, vuoi perchè fa freddo ed è meglio un grappino, vuoi perchè non è la stessa cosa farlo in casa con un grado fuori o sulla veranda immersi nel profumo di lentischi ed eucalipti, dopo aver messo a letto i figli, a chiaccherare con gli amici.

Ma nei pranzi di pesce, spesso è un Is Argiolas o un Cala Silente a riempire i nostri bicchieri, il carasau, che fortunatamente trovo anche qui, è il mio snack preferito (aimè), il miele accompagna anche i formaggi di montagna e i cardi stanno attendendo un'occasione speciale per essere gustati.
L'altro giorno abbiamo aperto l'ultimo pacchetto di olive a scabecciu. Quando siamo al mare, uno dura meno di una settimana, ma siamo due famiglie di amici e, si sa, con un salamino, una forma di pecorino, una ciotola di olive e pane, si può andare avanti a oltranza a chiaccherare e piluccare.

Le olive a scabecciu (un pò di cultura etnogastronomica....) sono ricavate da olive tonde o pizz'e carroga, colte mature, incise longitudinalmente, immerse sotto sale, scottate in acqua e aceto e disposte ad asciugare al sole. Vengono poi soffritte con aglio e prezzemolo e messe sott'olio con gli stessi ingredienti. Già dopo un mese si possono gustare, dopo un anno danno il meglio di sè.
C'è anche chi non le fa soffriggere e le mette direttamente sott'olio con gli aromi.
Sono saporitissime, un leggero sentore amarognolo. Sono ottime da sole, con un bel pezzo di pecorino o una fetta di salamino, o adagiate su una fetta di pane spalmata di crema di formaggio.
Io le unisco all'orata al cartoccio, al coniglio e al maiale, ma soprattutto mi bastano per rendere un pò diverso un banale sugo al pomodoro.

Come l'altra sera, la solita poca voglia di pensare a cosa cucinare per il merito che torna tardi e la ricotta sarda in frigo. La solita insalatiera di pastasciutta, condita con il

SUGO ALL'ARRABBIATA SARDA
aglio

olio extravergine d'oliva
peperoncino
salsa di pomodoro

ricotta sarda
olive a scabecciu


Soffriggere olio, aglio e peperoncino, aggiungere la salsa di pomodoro e le olive tagliate a listelli più qualcuna intera. Cuocere per tutto il tempo di cottura della pasta. Stemperare la ricotta con un pò di acqua di cottura, scolare la pasta al dente e saltare in padella con sugo e ricotta.


Con un boccale di Ichnusa si può cominciare a pensare di prenotare casa e traghetto... d'altronde l'ultimo pacchetto di olive è stato aperto, come faremo poi???


PS niente foto, era troppo tardi, poca voglia mia e troppa fame del marito.

sabato 28 novembre 2009

Non mancano mai

Ci sono prodotti che non mancano mai in casa mia. Le salsicce sono tra questi.
Ma non salsicce qualsiasi, quelle che in sacchetti da due o da tre abitano sempre nel mio freezer e che danno sapore a sughi, ragù e polpette provengono dalla Toscana, più precisamente da Calci, paese sulle colline pisane.
Io lombardo-piemontese che non ha mai cucinato finchè non si è sposata, ho un marito con papà toscano amante del buon vino e della buona tavola e mamma pugliese che ha vissuto a lungo a Napoli. Mamma che, ottima cuoca, ha abituato la propria famiglia una cucina variegata ed eclettica, legata alle tradizioni e al suo estro.
Ho iniziato così, con un marito che ne sapeva sicuramente di più di me di cucina, che non si sarebbe accontentato di quattro piatti in croce e con una suocera “ culinariamente ingombrante” senza volerlo.
Ma il marito è sempre stato un mio sponsor, gli è sempre piaciuto fare da cavia e la suocera, con la delicatezza che la caratterizza, è sempre stata dispensatrice di consigli.
E di salsicce.



Ogni volta (spesso) che i miei suoceri vanno in Toscana, tornano con un lungo serpente di salsicce che inonda tutto il frigorifero di quel profumo di spezie e aromi che le caratterizzano e che le rendono impareggiabili. Sono ottime d’estate grigliate e mangiate sotto il pergolato, o per i più temerari aperte e spalmate crude su una bella fetta di pane toscano tostato, o sbriciolate sopra una focaccia. E durante l’anno, oltre a condire sughi, ragù e polpette come ho detto, si sposano bene con un bel taleggio e un carnaroli oppure, in osservanza alla loro origine, coi fagioli all’uccelletto.

Oggi il tempo per un risotto era poco, la partita di calcio di Giacomo e il turno come volontari per la COLLETTA ALIMENTARE di marito e figlia incombevano. La voglia di giallo e di zafferano rimaneva….
Me la sono cavata con




TORTIGLIONI SALSICCIA ZAFFERANO E FORMAGGIO CREMOSO (dosi per 4 persone)

2 salsicce (tipo queste o le salamelle mantovane)
200 gr formaggio cremoso (anche ricotta ma molto morbida)
Una bustina di zafferano
Mezzo scalogno
Olio extravergine d’oliva
Pepe

Mentre l’acqua bolle, scaldare un cucchiaio d’olio e soffriggere lo scalogno.
Sbriciolare le salsicce e aggiungerle al soffritto. Quando avranno rilasciato un po’ di grasso, bagnare con poco vino rosso e continuare la cottura. A parte stemperare il formaggio con un po’ di acqua di cottura in cui è stato sciolto lo zafferano (ho anche quello iraniano in stammi, ma spesso il tempo è talmente poco che pestare gli stammi potrebbe compromettere la cottura della pasta!).
Scolare la pasta, farla saltare con la salsiccia e aggiungere la crema di formaggio e zafferano. Mescolare, una grattata di pepe e la voglia di zafferano è soddisfatta, magari accompagnata da un’ottima birra artigianale marchigiana dal colore del miele.
Avrei voluto fotografarla mentre un raggio del tanto atteso sole la illuminava, ma era troppo buona e andava giù così bene…

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