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giovedì 15 aprile 2010

Ricette svuota-frigo e salva-cena, ideali per mariti affamati


Capita che si passi la giornata tra minimo indispensabile perchè la casa sia decente, attività dei figli, post per Blogmamma e ricerche, per ora infruttuose, di case in Sardegna per l'allegra combriccola di amici (sono l'agenzia viaggi della compagnia, ma quest'anno non ho più tanta voglia...).
Capita che la spesa in una giornata così non venga contemplata. E che il tempo e la voglia per impostare qualcosa di particolare o dalla preparazione un po' lunga non ci siano.
Capita che i figli siano invitati all'ultimo a casa di vicini a cenare e che invece il marito chiami alla solita ora, intorno alle nove, asserendo di non aver pranzato ( ma come fa a resistere per così tanto tempo senza mangiare???) e di avere una fame da sbranarsi un tavolo.
Capita (anche spesso). E adesso che faccio?
Semplice, basta mettere su una pentola con abbondante acqua e nel frattempo aprire il frigo.
Perchè là si trovano sicuramente, magari nascosti dietro mille barattoli di salse-olive-patè-marmellate, avvolti nella carta stagnola, residui non identificati in attesa ormai rassegnata di essere utilizzati. E allora, ultimo sforzo di fantasia spiccia, ecco uno di quei sughini svuota frigo,

AMATRICIANA ERETICA, OVVERO PENNE POMODORINI, MOZZARELLA E PANCETTA
solita dose per due o, come nel mio caso, per un marito affamato

Mezzo cestino di pomodori ciliegino, un po' duri e croccanti

50 grammi di pancetta (lo so, per l'amatriciana ci vuole il guanciale, ma questa è eretica!), la mia è affumicata, altoatesina

mozzarella di bufala quanto basta o quanta ve ne è rimasta in frigo

olio extravergine d'oliva

passata di pomodoro

erbette aromatiche, che non guastano mai, in attesa che cresca il basilico.

Mentre l'acqua bolle, tagliare a fettine sottili la pancetta, versare in una padella coi bordi alti in cui poi far saltare la pasta un paio di cucchiai di olio. A olio caldo, unire la pancetta e lasciar sfrigolare finché non sia diventata croccante, toglierla dalla pentola, tenerla da parte.
Lavare e tagliare i pomodori, farli saltare nel condimento della pancetta, avendo cura di non cuocerli troppo (mi piace che rimangano un po' duretti), aggiungere due o tre cucchiaiate di passata di pomodoro, far cuocere ancora un po' e spegnere.
Quando la pasta è pronta, riaccendere la padella col sugo, versarvi la pasta scolata, mescolare e far saltare per un minuto. Spegnere nuovamente e aggiungere la mozzarella preventivamente tagliata o ridotta a straccetti. Mescolare e versare un una zuppiera. Prima di servire, sistemare qua e là sulla pasta le chips di pancetta. Terminare, volendo, con una spolverata di erbette provenzali e una grattata di pepe.

Il marito, per fortuna, nel frattempo non ha addentato il tavolo, anzi, ha anche pazientato quei trenta secondi in cui ho rapidamente immortalato la pasta (foto scarsa, mi scuserete) e con una bella birra fresca si è gustato finalmente la sua cena.

lunedì 8 marzo 2010

Scampetti e pigrizia




Mercoledì e venerdì sono giorni di mercato nel mio ridente paese della bassa milanese. Il banco del pesce dei due fratelli siciliani che passano tutta la mattina a urlare due chili di pesce cingue euri è molto ben fornito. Ma la pigrizia ultimamente mi porta al supermercato dove si trova tutto e si risolve in una sola tappa l'incombenza spesa.
Peccato che il pesce sia sempre quello, orate, branzini, filetti di triglia e acciughe, mazzancolle precotte...
Venerdì no, la voglia di qualcosa di diverso ha vinto: mercato.
E li vedo, piccolini, rosa e ancora pervasi da un fremito di vita. Li prendo tutti. A casa li metto in una ciotola con acqua e sale per conservarli meglio. Li farò sabato.
Ma sabato il marito ha lavorato tutto il giorno, unica consolazione un bel pranzo piacentino, arriviamo a cena e non ha fame. Per non rischiare di farli andare a male, li congelo.
La mattina successiva, li tiro fuori per tempo, per pranzo ci saranno gli




SPAGHETTI AL GUAZZETTO DI SCAMPETTI (per 4 persone)


600 g di scampetti del mediterraneo

mezza bottiglia di passata di pomodoro

due cucchiai di olio exravergine di oliva
uno spicchio d'aglio

mezzo bicchiere di marsala

fior di sale
polvere di peperoncino


Ho pulito metà scampetti, quelli che nel fratt
empo si erano scongelati. I restanti li ho buttati per massimo due minuti in acqua bollente leggermente salata, che ovviamente non ho buttato.
In una padella capiente ho rosolato l'aglio in due cucchiai di olio, poi l'ho tolto perchè mi piace che i piatti di pesce non sappiano di aglio, ma che il gusto predominante sia dato proprio dal pesce.
Ho versato gli scampi puliti, ho mescolato delicatamente e dopo un minuto ho bagnato col marsala, ho lasciato che evaporasse un po' e poi ho messo il coperchio alla padella.
Dopo un paio di minuti, ho versato la salsa di pomodoro e due mestoli di acqua in cui ho fatto cuocere gli scampi e ho fatto andare a fuoco medio.


Nel frattempo ho continuato a pulire gli scampetti più grossi, agli altri ho giusto staccato il corpo dalla testa (scongelati in maniera così traumatica, si disfavano un po').
Ho buttato gli spaghetti nell'acqua
utilizzata precedentemente per gli scampi e riportata a bollore (attenzione che bollendo forma parecchia schiuma) e gli scampi rimanenti nel sugo, insieme anche alle teste più grosse, che danno parecchio sapore.
Ho scolato gli spaghetti al dente, li ho fatti saltare, li ho insaporiti con un pizzico di fior di sale e (fatti i piatti per i bimbi) con una spolverata di peperoncino (ho finito l'olio piccante, lo devo rifare). Un sapore intensissimo!

Li abbiamo accompagnati da quello che per me è uno dei vini bianchi più buoni, un vermentino di cui facciamo scorta in Sardegna, (
insieme alle olive) , l'Is Argiolas. E per secondo un frittino di ciuffetti... Devo vincere più spesso la pigrizia!


PS Questa volta ho tenuto teste e carapaci, stasera preparo un fumetto. O una bisque seguendo le indicazioni di Maetta.




lunedì 1 marzo 2010

E' una ruota che gira

Qualche sprazzo di primavera comincia a vedersi anche nella bassa milanese, e quando il sole fa capolino dopo tanto tempo non c'è scusa che tenga...
Ci si mette un po' in tiro, che girare per corso Vercelli non è uguale al solito percorso casa-scuola-palestra-casa-super-scuola-casa-piscina-oratorio-casa-palestra-casa. Ci si ricorda della digitalina, anche se mi vergogno sempre un po' a fare la giapponese a Milano, e si va.
Questa volta parto da via Marghera e vado verso corso Vercelli, entro nel mercato coperto di Piazza Wagner, luogo d'altri tempi, con banchi degni delle migliori gastronomie (avete mai visto il gorgonzola al cucchiaio?) e fornitori dei migliori ristoranti meneghini... Non fotografo, nè compro (la giornata è appena cominciata, sennò il gorgonzola non me lo lasciavo scappare!), assaporo i profumi, mi godo le signore di una volta che fanno la spesa della giornata ed esco.
Cammino, guardo vetrine, cammino. Corso Magenta, Santa Maria delle Grazie, naso in su e mi inebrio dell'armonia delle proporzioni e dei particolari, cammino, eccomi nei luoghi dell'università. Mi immetto nelle viette, butto lo sguardo nei bar che cominciano a popolarsi dei ragazzi in pausa pranzo e penso che è una ruota che gira, anche io come loro mi sedevo a un tavolo, panino, amiche e chiacchere, oppure, con le giornate più tiepide, panchina al sole nel chiostro, panino e libri. Chissà cosa faranno, chissà come sarà la loro vita...
Continuo la mia via, entro nella storica pasticceria Marchesi, quella dove il bancone è ancora di marmo, legno e specchi, la signora alla cassa ha il grambiule verdino col pizzo bianco, il meraviglioso caffè è servito in tazze finissime dal bordo d'oro. Ma c'è troppa gente e le brioche sono finite, sarà per un'altra volta.
Sono quasi in Duomo, fa caldo e ho un po' fame. Va be', siamo a febbraio, ma il primo gelato della stagione si può prendere.
Vicino c'è Grom, coppetta cioccolato fondente, crema di Grom e nocciola.





Arrivo in piazza della Scala invasa da grosse chiocciole fuxia (arte???) e mi siedo. Mi gusto il gelato, e le chiacchere di tra turisti napoletani. Riparto.
Mi mangerei anche un panzerotto di Luini, ma non è il caso di esagerare...
Un salto in libreria e mi viene in mente che in zona dovrebbe esserci quel famoso negozio che hanno aperto a fine ottobre, quello di abbigliamento country trendy, quello che le mamme delle ragazzine sono state costrette a visitare dopo ore di coda per poter permettere alle loro pupille di inebriarsi della vista di commessi-modelli coi pettorali in mostra.
E vuoi che non ci metta piede anche io? Così, poi, al caffè della mattina con le amiche (ormai raro) non si parla solo di compiti in classe, verifiche e lezioni.
Ci arrivo davanti perchè le indicazioni dell'amica erano state precise e vedo l'entrata di una banca, marmi grigi e una grossa porta. Ma che ci fa uno a dorso nudo in banca? Un attimo e capisco.
Varco la soglia dove il poveretto in questione (sarà anche pià caldo degli altri giorni ma comunque non ci sono più di dieci gradi) mi saluta a 50 denti, di fianco a lui una ragazza, camicia, jeans e infradito e una polaroid in mano. E il caso che mi faccia immortalare col ragazzo? No, non ho più l'età (prima batosta).
Entro. E mi assalgono musica spaccatimpani e un profumo (piuttosto cattivo) stordente. Il negozio è enorme: scale, non so quanti piani e quanti corridoi e anfratti. Non saprei dire niente di più se non che tutto è buio pesto.
Vago nell'oscurità interrotta solo da ampi scaffali pieni di felpe-t shirt-pantaloni coloratissimi illuminati come quadri. Giro come in un sogno, in un misto di stordimento da musica, profumo, buio, gente, decine di commessi e commesse che continuano a salutarti e spruzzarti profumo.
Se non me lo diceva il solito commesso sorridente, mi sarei infilata nei camerini senza saperlo...
Quando finalmente esco a riveder le stelle, vedo dietro di me due quarantenni, carini, curati, look da city, cappottino e sciarpina, che uscendo emettono un sonoro sospiro di sollievo. Mi volto, sorrido, "mi sono sentita addosso tutti i miei anni!!" ( e non ne ho ancora quaranta!) Uno dei due si volta verso l'entrata, guarda il tapino con tartaruga in mostra e..." arriveranno anche per loro, questi anni"

E' una ruota che gira....

E per la sera, coi piedi rotti per il troppo camminare e la stanchezza da troppe emozioni (...), per il marito una pasta veloce e poco impegnativa.



PENNE AI FILETTI DI CERNIA E POMODORINI.

Aglio
Olio Evo

Sale

300 g filetti di cernia
300 g pomodorini datterini

olive

vino bianco


Mentre l'acqua bolle, soffriggere dolcemente l'aglio in due cucchiai d'olio, aggiungere i filetti di cernia, rimescolare e bagnare con un po' di vino bianco. Lasciar evaporare e spegnere. Quando mancano 5 minuti al termine della cottura della pasta, rimettere sul fuoco la padella coi filetti e aggiungere i pomodori datterini tagliati a metà e le olive (nel mio caso le sarde che amiamo tanto). Scolare la pasta al dente, farla saltare in padella, aggiungere del prezzemolo tritato o delle erbette provenzali e magari un filo di olio al peperoncino, servire, accompagnando magari con una Falanghina Taburno.



giovedì 28 gennaio 2010

Impegni, relax e polpette



Mercoledì mattina. Solito giro a scuola, torno, colazione e penso alla giornata.
Dalle 17.30 alle 19 riunione di classe di Giacomo, il suo calcio finisce alle 19.30, poi doccia. Significa che prima delle otto non riesco a mettermi ai fornelli e i bimbi alle 10 sono ancora in giro.
Idea, tiro fuori la trita dal congelatore, preparo le polpette e così quando rientriamo sono già pronte. Fatto.
Lavo le tazze rifaccio i letti, giro su internet, mi preparo e vado a pilates. Esco, mi infilo in un negozio a comprare un regalo di compleanno per l'amica di Anna, c'è tempo anche per la spesa. Alle 13.10 sono davanti a scuola. Mattinata produttiva.
A casa, mentre pranziamo io e Giacomo elenco mentalmente tutto quello che vorrei fare: ora preparo le polpette, lavo i piatti (la lavastoviglie ci ha lasciati definitivamente), sistemo la spesa, mi faccio la tinta che quella ricrescita proprio non si può vedere, seguo Giacomo nei compiti, lo porto al calcio e vado alla riunione.
Sì, però, mentre mi bevo la mia tazza di the verde mi rilasso un po', navigo un po'.... e un po' e un po' il tempo è passato.
La cucina era da sistemare, la spesa pure, con quei capelli proprio non potevo andare alla riunione. Giocoforza sono saltate le polpette.
Alle 19, riunione finita, via a prendere Anna a casa dell'amica, poi Giacomo al calcio. Lo guardo - stai bene?- Ho freddo mamma, e sonno.
Casa, gli preparo un bel bagno caldo nella speranza che sia solo freddo e non febbre. E sono le otto. Ma della trita scongelata che ci faccio?



LE POLPETTE AFFOGATE NEL SUGO ( dosi per non pensare alla cena per almeno due giorni)
500 g di trita scelta (solo carne piemontese)
2 salsicce (io uso quelle toscane che mi portano i miei suoceri)

un uovo

un po' di pane raffermo (una o due fette del mio pane)

un pizzico di sale
parmigiano reggiano grattugiato (una tazza)

semola


per il sugo

tre o quattro cucchiai di olio extravergine d'oliva
cipolla (metà circa)
due bottiglie di salsa di pomodoro (un giorno ve ne parlerò, la mia viene dalla Puglia)


Lo so, tutti sanno fare le polpette. E il bello, secondo me, è che ognuno ha le sue varianti, i suoi segreti. Non c'è niente di più personale e familiare come le polpette e forse le pizza e l'arrosto.
Io le ho sempre mangiate impanate e fritte, magari accompagnate da un po' di piselli.
In famiglia, si sa, chi comanda (...) è il marito e quindi le nostre polpette sono immerse nella salsa di pomodoro e come per Lilli e il Vagabondo accompagnano gli spaghetti (versione di mia suocera, amata da grandi e piccini)


Metto a mollo in una tazza d'acqua il pane secco.
In una ciotola mescolo (con le mani, come se stessi impastando) la trita e le due salsicce spellate, aggiungo il pane strizzato e sbriciolato, l'uovo, il parmigiano e un pizzico di sale. (mia suocera ci mette anche prezzemolo, ma il verde non è molto amato dai bimbi) Formo delle palline e le passo in un po' di semola. Nel frattempo metto sul fuoco una casseruola antiaderente con l'olio e la cipolla tritata. Quando il soffritto è pronto, adagio le polpette nella casseruola, le faccio rosolare a fuoco vivo, rigirandole. Si deve formare una bella crosticina croccante. Infine verso nella casseruola due bottiglie di salsa di pomodoro e faccio sobollire per almeno 30 minuti a fuoco basso (più si cuoce, più gustoso sarà il sugo, come per il ragù)
Le polpette sono così pronte ad accompagnare una bella ciotola di spaghetti e se il sugo avanza, verrà congelato nelle monoporzioni con l'etichetta "sugo di polpette mangiate"


Beh, io e Anna (Giacomo a letto con la febbre) abbiamo cenato alle nove e ho dovuto arrendermi al fatto che forse è il caso che in questi pomeriggi pieni di impegni il computer è meglio che stia spento.... o che io mi decida a mettere meno carne al fuoco!

PS il marito, ovviamente ne ha mangiate più di quanto ne abbiamo prese io e Anna, insieme ai soliti 200 g di spaghetti, accompagnando le forchettate con "che buone che ti sono venute oggi", niente di meglio per rinfrancarmi dopo essermi data della madre snaturata che mette a letto i figli troppo tardi la sera e che non si sa organizzare...

PPS e voi come le fate le polpette?

lunedì 25 gennaio 2010

Voglia di mare



Quando a fine agosto si parte, la scommessa è sempre se riusciremo a stivare in un'auto già piena di bagagli anche le decine di bottiglie di vino e mirto, i pecorini, i barattoli di miele, di pesto campidanese e di cardi sottolio, la peschine, le olive.
Così ci ritroviamo bottiglie, cibo, pacchetti di malloreddus e quant'altro sparsi sotto le gambe, in mezzo ai vestiti, sotto i sedili. E quando finalmente si arriva a casa si passano giorni a scartare pacchi come fossero regali di Natale.
E' la nostra scorta per la dura realtà. Come formichine accumuliamo briciole di sole, sapori, suoni di quella terra magica che è la Sardegna e che da anni è nei nostri cuori oltre che nei nostri progetti di vacanza.

Certo, più si va avanti nei mesi, meno ti viene la voglia di sorseggiare un mirto gelato, vuoi perchè fa freddo ed è meglio un grappino, vuoi perchè non è la stessa cosa farlo in casa con un grado fuori o sulla veranda immersi nel profumo di lentischi ed eucalipti, dopo aver messo a letto i figli, a chiaccherare con gli amici.

Ma nei pranzi di pesce, spesso è un Is Argiolas o un Cala Silente a riempire i nostri bicchieri, il carasau, che fortunatamente trovo anche qui, è il mio snack preferito (aimè), il miele accompagna anche i formaggi di montagna e i cardi stanno attendendo un'occasione speciale per essere gustati.
L'altro giorno abbiamo aperto l'ultimo pacchetto di olive a scabecciu. Quando siamo al mare, uno dura meno di una settimana, ma siamo due famiglie di amici e, si sa, con un salamino, una forma di pecorino, una ciotola di olive e pane, si può andare avanti a oltranza a chiaccherare e piluccare.

Le olive a scabecciu (un pò di cultura etnogastronomica....) sono ricavate da olive tonde o pizz'e carroga, colte mature, incise longitudinalmente, immerse sotto sale, scottate in acqua e aceto e disposte ad asciugare al sole. Vengono poi soffritte con aglio e prezzemolo e messe sott'olio con gli stessi ingredienti. Già dopo un mese si possono gustare, dopo un anno danno il meglio di sè.
C'è anche chi non le fa soffriggere e le mette direttamente sott'olio con gli aromi.
Sono saporitissime, un leggero sentore amarognolo. Sono ottime da sole, con un bel pezzo di pecorino o una fetta di salamino, o adagiate su una fetta di pane spalmata di crema di formaggio.
Io le unisco all'orata al cartoccio, al coniglio e al maiale, ma soprattutto mi bastano per rendere un pò diverso un banale sugo al pomodoro.

Come l'altra sera, la solita poca voglia di pensare a cosa cucinare per il merito che torna tardi e la ricotta sarda in frigo. La solita insalatiera di pastasciutta, condita con il

SUGO ALL'ARRABBIATA SARDA
aglio

olio extravergine d'oliva
peperoncino
salsa di pomodoro

ricotta sarda
olive a scabecciu


Soffriggere olio, aglio e peperoncino, aggiungere la salsa di pomodoro e le olive tagliate a listelli più qualcuna intera. Cuocere per tutto il tempo di cottura della pasta. Stemperare la ricotta con un pò di acqua di cottura, scolare la pasta al dente e saltare in padella con sugo e ricotta.


Con un boccale di Ichnusa si può cominciare a pensare di prenotare casa e traghetto... d'altronde l'ultimo pacchetto di olive è stato aperto, come faremo poi???


PS niente foto, era troppo tardi, poca voglia mia e troppa fame del marito.

lunedì 18 gennaio 2010

Pregi e ratatouille

Il post del compleanno non è passato indenne: il marito torna a casa raccontando di aver ricevuto telefonate di insulti dalle sue colleghe... " Insomma, tra orari e dimenticanze ci faccio sempre una pessima figura, possibile che non puoi scrivere qualcosa di positivo di me?"
"Va bene, il prossimo sarà il post della riabilitazione!" E invece mi sono data alla cultura...
Oggi è la volta buona, glielo devo.
E cominciamo dall'ambito culinario: se avessi avuto un marito come mio padre, che guarda tutto ciò che non rientra nel suo esiguo menù di una vita con circospezione, e il più delle volte rifiuta, io, dopo dodici anni di matrimonio, sicuramente non sarei qui a raccontare delle mie avventure in cucina.
Mio marito, pur venendo da una famiglia di amanti della buona tavola e del buon vino, pur sapendo di aver sposato una che non aveva mai cucinato in vita sua, se non qualche torta, non si è mai tirato indietro, ha sempre accolto i miei piatti e le mie sperimentazioni (più o meno riuscite) con curiosità e benevolenza. Dispensando consigli e apprezzamenti, evitando di massacrarmi ( mi conosce e sa che sono un pò permalosa) quando il risultato non era propriamente all'altezza...

A casa dei miei era raro avere tanta gente invitata. I pranzi e le cene con ospiti erano quell'evento straordinario che metteva mia madre ( e a cascata tutti noi) in una certa agitazione.
A casa dei miei suoceri, l'opposto. E da noi i pranzi e le cene con amici non mancano mai. Mi ci sono dovuta abituare, all'inizio non era così naturale: vengono gli amici e cosa gli preparo? E poi chi mette tutto in oridine? Che fatica!!
Se non ci fosse stato lui a continuare a invitare, organizzare serate e grigliate, a sostenermi nella preparazione e nel riordino, ora non sarei in grado di godere della gioia di una bella serata passata tra amici a mangiare, bere e chiaccherare.
Sarà un marito che torna tardi la sera, che si dimentica di fare gli auguri, che non mi ha mai scritto due righe, ma sa condividere, spronare, sa apprezzare gli aspetti anche più semplici della nostra vita.
Io vorrei andare in vacanza chissà dove per essere contenta e a lui basta passare un pò di tempo in famiglia, magari preparando insieme la cena dell'ultimo dell'anno. Io cucino e lui pensa alla "scenografia" e ci ritroviamo a tarda notte, quando gli amici se ne sono andati, stremati ma contenti.
Quest'anno ha voluto cimentarsi nella ratatouille ("la faccio io"), proprio come quella del film. Per fortuna c'è il web e, ricetta trovata da Sigrid sottocchio, la ratatouille ha fatto il suo ingresso trionfale al nostro tavolo, dove tutti gli amici l'hanno apprezzata.

Ma, complice una spesa fatta frettolosamente, avanzavano zucchine, melanzane e peperoni per almeno un'altra porzione. Non avendo voglia di rifarla (la cottura richiede quasi due ore di forno) ho pensato di ricavarci un sugo, prontamente battezzato

SUGO RATAOUILLE

1 melanzana
1 peperone
1 zucchina
uno scalogno non troppo grosso
1 bottiglia di salsa di pomodoro
erbette provenzali
olio extravergine d'oliva
sale

Lavare peperone, melanzana e zucchina e tagliarle a fettine sottili o dadolini. Affettare lo scalogno e farlo soffriggere in quattro cucchiai di olio. Aggiungere le verdure e far saltare a fuoco vivo mescolando per 5 - 7 minuti. Quando le verdure saranno leggermente dorate, aggiungere la salsa di pomodoro e cuocere per almeno altri 10 minuti. Salare.
Quando le verdure saranno ammorbidite, frullare il tutto, aggiungere le erbette aromatiche, scolare la pasta e farla saltare insieme al sugo. Si possono aggiungere olive nere, capperi ed eventualmente un bel filo l'olio aromatizzato al peperoncino.

In questo modo sia il marito che i bimbi hanno mangiato verdure che solitamente (soprattutto i bimbi) non amano. Ciò che è avanzato, ovviamente, è finito nel congelatore per i tempi duri... o magari per una bella cenetta improvvisata con gli amici.
Potrei anche pensare di farci delle bruschette....





Non posso non pensare che mentre la nostra vita scorre più o meno indaffarata tra cucina, lavoro, mestieri di casa da fare, attività dei bambini, ad Haiti si soffre.
Sono tante le possibilità di aiutare, vi segnalo AVSI , un'associazione non governativa presente ad Haiti già dal 1999. Se andate sul sito potete leggere il diario via chat della responsabile, Fiammetta. Commovente e straziante.

mercoledì 2 dicembre 2009

Quando il radicchio è troppo

Per fare in fretta al supermercato e per evitare il muro di gente che staziona davati alle bilance lo prendo già confezionato in vaschetta. Radicchio tondo di Chioggia. Lo mangio solo io perchè l'amaro non piace e perchè il marito la sera non si fa certo un'insalatina. E così i tre cespi di radicchio languono nel mio frigorifero per giorni, finchè presa da pietà verso quelle foglie esterne che cominciano a diventare molli, decido che è ora di farla finita.



CREMA DI RADICCHIO, TOMA E NOCI

Un cespo di radicchio
200 grammi di toma piemontese o taleggio o qualsiasi altro formaggio di montagna a pasta morbida
2 o 3 noci
olio extravergine d'oliva
un pizzico di sale

Lavare il radicchio, eliminare la parte bianca e frullarlo insieme a olio, formaggio tagliato a cubetti e noci. Regolare di sale.

Uso questa salsa per condire delle tagliatelle all'uovo. Mentre l'acqua bolle, scaldare la crema in un pentolino antiaderente, magari con un filo d'olio, di modo che il formaggio si sciolga. Stemperare con acqua di cottura o, se vi sembra troppo amara, con un pò di latte.
Mescolare e, per rendere ancora più sfizioso il piatto, aggiungere un pò di spek fatto precedentemente sfrigolare in padella con un pò di olio. Una grattata di pepe e anche bimbi e marito mangiano il radicchio.

Come al solito ciò che avanza viene stoccato nel congelatore, questa volta, però, mi è venuto in mente che potrei scaldare sulla piastra una fetta di pane nero appena fatto e spalmarci sopra la crema....


lunedì 2 novembre 2009

LET'S BEGIN WITH...

>
CASALINGA, questo è ciò che riporta la mia carta di identità alla voce "professione".
Faccio parte di quella categoria di donne che hanno mariti che pensano che in fondo in fondo sono loro quelli che lavorano, che hanno amiche che ti dicono “beata te che non fai niente dalla mattina alla sera”. (peccato che poi siano le stesse che fanno un comodo part time di quattro ore, supportate da colf, nonni h-24, mariti che staccano all’ora del the e passano a fare la spesa….).
Ebbene sì, riconosco di essere una privilegiata, ho scelto di stare a casa e me la godo, sono in vacanza da una vita!

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