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sabato 27 aprile 2013

PEPERONCINI, CHILI E VARIANTI ETNICHE

dip piccante di amarillos e formaggi



L'MTC di questo mese terminerà tra poco più di un giorno, e non so se riuscirò a raccontarvi per tempo l'avventura del Chili con carne. Per questo comincio da uno degli accompagnamenti, da una salsina che il marito ha già chiesto di replicare per uno dei prossimi week end grigliari in previsione...

Facciamo un rewind a martedì. Finalmente fisso due colloqui con i professori. Uno alle 9 e uno alle 12.30. Tra un colloquio e l'altro non mi va di tornare al paesello. Rimango a Milano, prendo la 50 e scendo dalle parti di Papiniano. Mi giro per bene il mercato e mi dirigo con un'idea fissa in testa verso porta Ticinese. 

Voglio cercare i peperoncini secchi da utilizzare per il chili e lì, al mercato comunale di porta Ticinese potrei riuscire a trovarli, data la sua connotazione fortemente etnica.
Se siete milanesi vi suggerisco un giretto da quelle parti: troverete banchi sudamericani pieni di ortaggi e frutti esotici, dai nomi che dimenticherete qualche minuto dopo averli letti, panetterie che vendono empanadas e pani tipici filippini, banchi cingalesi e indiani, persino un macellaio rumeno che vende salsicce piccanti.
Il tutto insieme ai quei banchi da negozianti di paese che rendono tanto affascinanti (almeno per me) i mercati comunali coperti.

I sudamericani del negozio davanti al quale mi sono fermata non avevano peperoncini secchi (li ho trovati in un banco indiano), in compenso mi hanno erudita riguardo a mango, un frutto di cui non ricordo il nome che pare sia portentoso per chi soffre di tumore, degli strani fagiolini chiamati okra, patate varie e peperoncini.

Inutile dire che son tornata a casa con un mango domenicano, arancione e simile a una grande pera, uno peruviano, tondo e sgargiante nel suo rosso/giallo, un sacchettino di okra e peperoncini amarillos.


amarillos chili


Gli amarillos sono peperoncini peruviani dal bellissimo color arancione. Il ragazzo del banco mi ha detto che erano abbastanza dolci, al contrario di quelli di un rosso valentino intenso che brillavano di fianco.

Beh, mi sono detta, non prenderò quelli troppo piccanti.Opterò per gli amarillos e seguirò il consiglio del ragazzo di farli in crema con il formaggio.

Ieri mi sono messa al lavoro per il Chili. Avevo pensato di creare una crema di peperoncini amarillos utilizzando un formaggio neutro e cremoso come i caprini di mucca. Ma quando ho assaggiato ho cambiato idea....

CREMA PICCANTISSIMA DI PEPERONCINI AMARILLOS E FORMAGGIO


  • tre peperoncini
  • uno spicchio d'aglio
  • due cucchiai di olio extravergine d'oliva
  • mezzo caprino di mucca
  • una noce di pecorino romano
  • un pizzico di sale
Lavate i peperoncini, tagliateli a metà, eliminate i semi e i filetti bianchi.Tagliateli a striscioline.

Scaldate in padella uno spicchio d'aglio con un paio di cucchiai di olio, quando l'aglio comincia ad imbiondire, toglietelo e aggiungete i peperoncini.

Saltate e cuocete per qualche minuto. Aggiungete un cucchiaio di acqua e coprite col coperchio.

Quando i peperoncini si saranno ammorbiditi (attenti a non bruciarli), trasferieli nel recipiente del minipimer
Aggiungete il formaggio cremoso e frullate.

Unite un po' di scaglie di pecorino romano e continuate a frullare.

Regolate di sale, mescolate e assaggiate facendo molta attenzione: i peperoncini che secondo il ragazzo dovevano essere abbastanza dolci, in realtà sono ben piccanti. 
Ecco perchè ho optato per un'aggiunta di pecorino romano: dopo il formaggio che dava cremosità avevo bisogno di qualcosa che desse corpo e sostenesse il piccante del peperoncino.

E' una crema dal colore solare, saporitissima. Si è rivelata ideale per il Chili (che vedrete domani). Va utilizzata con parsimonia... 
E da ieri continuo a chiedermi quanto saranno piccanti quei peperoncini rossi e grossi come una mela che avevo visto nel banco e che il ragazzo mi aveva indicato come piccanti....

A domani!





giovedì 18 aprile 2013

FUORISALONE 2013 TOCCATA E FUGA


fuorisalone-garibaldi-piazza-gae aulenti


La settimana del Salone e del Fuorisalone è unica, in tutti i sensi. Invasioni di giovani pseudocreativi con scarpe stringate senza calze e pantaloni con risvolto all'acqua in casa (che già negli anni ottanta, quando loro ancora facevano le pappe, andavano di moda). Folle di simil nerd dagli occhiali vistosamente grossi, macchine fotografiche ovunque, cumuli di lattine di bevande energetiche ammassate in ogni dove.
Tante cose interessanti e innovative, tante grandi ciofeche.
Stranieri che visitano e che espongono, Esperti del settore muniti di cartine, biglietti da visita e trolley per i cataloghi, curiosi e amanti della vita mondana alla ricerca dell'evento e della festa in cui imbucarsi.
C'è tutto lo scibile sociologico in giro per Milano nei giorni del Salone. Ma mai come in questa settimana la città mi sembra viva e bella.

giovedì 21 febbraio 2013

IDENTITA' GOLOSE, ITALIANITA' e RISPETTO




L'aspettavo e temevo che le previsioni avverse e l'assenza di nonni sitter avrebbero potuto stravolgere i miei piani. E invece tutto è andato come doveva: un lunedì di full immersion a Identità Golose.
A Identità ho incontrato un paio di amici produttori di zafferano, che per la prima volta esponevano. Mi hanno chiesto cosa ne pensassi di un evento del genere. Come spiegare? La sensazione è quella di essere al luna park, l'ho già detto.

venerdì 23 novembre 2012

A SCUOLA DA TANO: INCONTRI CON LO CHEF


Era settembre quando mi arrivò l'invito. Una serata a provare una delle tante lezioni di cucina tenute da chef rinomati. Io sono una casalinga sui generis. Cucino per necessità ( e anche un po'  per passione) durante la settimana, lottando con il tempo e la mia annosa disorganizzazione. Mi diverto a sperimentare nel week end e quando non si è di corsa. 

martedì 13 novembre 2012

WONDERBOOK E UN POMERIGGIO ALLA GAMES WEEK






Finalmente è arrivata la domenica della Games Week. Giacomo non vedeva l’ora. Il suo paese dei balocchi, la fiera del videogioco, aspettava proprio lui … insieme ad altre migliaia di persone!
Pranzo in famiglia non particolarmente elaborato (mamma ci fai la carbonara? Ci piace tantissimo!) e poi via, si va in fiera. Giak prende la sua macchina fotografica e viene investito del ruolo di reporter. 
Non abbiamo ancora varcato la porta e già ci si ferma. C’è un'auto degna di essere immortalata, una delle sue tante passioni.
Arriviamo finalmente in fiera, che già dall’alto mi si presenta come un girone infernale:musica a palla, luci e migliaia di testoline. 



giovedì 26 aprile 2012

PRE SALONE E FUORISALONE, la mia Milano Design Week




Amo Milano, soprattutto quando si ridesta dal torpore. Per questo mi piace la Milano Design Week, ovvero la settimana del Salone del Mobile: creatività declinata in tutte le sue forme. Dal design degno di nota al kitch al vorrei-essere-creativo-e-mi-metto-una-scarpa-di-un-colore-diverso-dall'altro (cosa che faceva già più di vent'anni fa un amico aspirante artista, ora serioso scrittore in giacca e cravatta).
 Si vede di tutto nella settimana del Salone.

giovedì 5 aprile 2012

UNA GIORNATA PER ME



Una figlia in gita, l'altro a scuola fino a metà pomeriggio. Una giornata di tempo bellissimo (non come queste) e un'occasione da non perdere. Sono senza la macchina, ma il marito mi dà uno strappo alla prima fermata del metrò. Portiamo il maschietto a scuola e alle otto e mezza sono già a Porta Genova. Cosa faccio in giro a Milano ben un'ora e mezza prima dell'apertura dei negozi??

mercoledì 11 gennaio 2012

TUTTI A TAVOLA, SI RICOMINCIA!


Ma un post sull'ultimo dell'anno non lo fai? Ieri sera il marito è tornato con questa domanda. I colleghi vogliono sapere cosa abbiamo mangiato. Chi mi segue lo sa, sono anni che il capodanno si festeggia a casa nostra, con un menù ogni volta diverso a seconda del tema dell'anno. E con un gruppo di amici (selezionati!) che apprezzano.

lunedì 14 marzo 2011

QUANTO TI VUOI BENE?



Non mi sono mai preoccupata della festa della donna, mi fanno una tristezza infinita quei rametti rinsecchiti di mimose che si vendono ad ogni angolo di strada. A me la mimosa la porta mio suocero a fine febbraio dalla Toscana, insieme alle solite salsicce.

Martedì ho fatto un'eccezione. Sistemato Giacomo a pranzo dai nonni, mi sono presa una mattinata per me. Un invito che mi interessava parecchio, l'inaugurazione di una mostra fotografica in Triennale.

martedì 1 marzo 2011

DOVE SI GIOCA QUESTO WEEK END?



Basta poco. Basta che finalmente in quattro anni di partite tutti i santi week end si vada a giocare nel paese d'origine. Basta che la domenica, stranamente non ci sia nulla. No, anzi, la figlia più grande avrebbe il campionato di pallavolo ma tanto è competitivo il maschio quanto lo è poco la femmina, pronta a rinunciare alla propria performance per poter stare un po' coi nonni. Basta che i nonni siano disponibili per tenere i nipoti un giorno e mezzo e si può imbastire un mini week end di quelli che piacciono a noi.


giovedì 22 aprile 2010

Fuorisalone, altre foto



Due parole e qualche foto. Mi prendo una pausa tra pulizia del portico, impasto di torte e riordino della casa. Oggi pomeriggio una ventina di maschi invaderanno spero solo il giardino. Festeggiamo Giacomo, che, degno figlio di suo padre, ha programmato la sua festa nei minimi particolari, richiedendo pizza, crostata alle fragole, torta al cioccolato, palla prigioniera, caccia al tesoro e film.
Ovvio che, terminando la festa alle 21, qualcosa dovrà pur saltare, io intanto lavoro e spero che il tempo regga, di modo da limitare al minimo la presenza degli Unni in casa.
Come promesso vi posto altre foto prese qua e là nel Fuorisalone.


La casa avveniristica in Corian@




Corso Magenta, dopo un cappuccio e brioche da Marchesi, rimiro i fiori in vetrina in via Brisa



La Rinascente
, area "casalinghi" fresca di restyling.



In via Tortona, uno dei tanti progetti dei giovani designer, molto simpatico. Una linea per la tavola con piatti e tazze dotati di scanellatura un cui infilare un bottone colorato, al quale appendere il tovagliolo o una bustina porta biscotti



E per finire, un clic preso al volo nella movida della Zona Tortona.

Torno al lavoro, a presto, questa volta con una ricetta!!!

martedì 20 aprile 2010

BIMBI IN GITA, MAMMA IN GIRO



Le gite scolastiche, grande invenzione. Soprattutto quando quelle di entrambi i figli coincidono e contemplano luoghi interessanti (Anna è stata ad Aquileia), esperienze esaltanti (Giacomo a Gressoney, giochi e sport, compresa la discesa in corda doppia dal secondo piano dell'albergo) e ben tre giorni fuori casa.
Figli felici e adrenalinici alla partenza, mamma che non sventolava fazzoletti, ma già si pregustava tre giorni per poter girare Milano in quella che è la settimana più movimentata e cool dell'anno, quella del Salone del mobile.Così, salutata la prole, dopo il caffè con le amiche e qualche oretta in casa tra riordino (molto spiccio) e web, mi sono armata di compattina e sono andata. Il mio programma prevedeva mercoledì zona Brera, giovedì un po' di vetrine in zona Vercelli e poi zona Tortona, venerdì Salone. E così è stato.
Parto, fermata Garibaldi, corso Como.
Non si può non fare un giro a Corso Como 10... mi muovo come in un museo, tra abiti e scarpe dei migliori stilisti e sarti, gioielli unici chiusi nelle teche e spiegati con didascalie. Mi inebrio ed esco. Nello stesso cortile, oltre a ristorante e bar, ci sono una galleria d'arte e una meravigliosa libreria di architettura, design, moda e fotografia. Salgo a guardare un po' di volumi, ne approfitto per rubare una foto dalla finestra e vado. High tech è nelle vicinanze. Anche qui giro per vedere le novità (come il kit per la tarte tatin), mi trattengo, non compro nulla e vado.
Da piazza XXV aprile in avanti mi si apre il fuorisalone di Brera. Non sono molto organizzata, non ho la guida. Semplicemente entro dove vedo l'insegna, anche solo per avere la gioia di apprezzare un cortile che in altri momenti è chiuso.


Cammino e cammino per tutto il giorno. La sera, a casa, il marito non ha neanche fame. Meglio di così!!

Giovedì parto da piazza Wagner, guardo tutte le vetrine di corso Vercelli, proseguo per la dotta corso Magenta e vicino al teatro Litta intravedo uno stendardo del fuorisalone. Entro.



Una casa futuribile tutta realizzata in questo innovativo materiale di cui, mi spiegherà la ragazza che mi accoglie, si possono rivestire i pavimenti così come i piani delle cucine. Bellissimo, scatto qualche foto e riprendo a camminare.
Duomo, non posso non rifugiarmi un attimo nel nuovo reparto ex casalinghi ora design per la casa. Riparto e dopo tutta via Torino, Cesare Correnti e corso Genova, finalmente approdo in zona Tortona.
Nel momento giusto, l'ora dell'aperitivo. La movida milanese, la chiamano. E penso abbiano ragione. Fiumi di persone di ogni genere, dallo studente universitario al creativo a quello che lo vuole sembrare creativo, alla persona appassionata come me o anche solo a chi non può perdersi la mondanità. Famiglie con bambini nei marsupi, orde di fotografi (come me) pronti a ritrarre qualsiasi cosa, stranieri e ragazzi con zaini e infradito. Insomma, un bel mix di creatività, mondanità, voglia di divertirsi. Musica, cocktail (a pagamento) e anche qualche interessante novità di design. Alle otto ero ancora in giro, peccato che il marito non lavori a Milano, sarebbe stato il massimo poter rimanere con lui a mangiare fuori...
Il Salone meriterebbe molto tempo in più di quello che gli ho dedicato, e un post tutto suo. Per ora mi fermo qua sennò vi casca la testa sulla tastiera. A presto!

PS domani caricherò altre foto...





lunedì 1 marzo 2010

E' una ruota che gira

Qualche sprazzo di primavera comincia a vedersi anche nella bassa milanese, e quando il sole fa capolino dopo tanto tempo non c'è scusa che tenga...
Ci si mette un po' in tiro, che girare per corso Vercelli non è uguale al solito percorso casa-scuola-palestra-casa-super-scuola-casa-piscina-oratorio-casa-palestra-casa. Ci si ricorda della digitalina, anche se mi vergogno sempre un po' a fare la giapponese a Milano, e si va.
Questa volta parto da via Marghera e vado verso corso Vercelli, entro nel mercato coperto di Piazza Wagner, luogo d'altri tempi, con banchi degni delle migliori gastronomie (avete mai visto il gorgonzola al cucchiaio?) e fornitori dei migliori ristoranti meneghini... Non fotografo, nè compro (la giornata è appena cominciata, sennò il gorgonzola non me lo lasciavo scappare!), assaporo i profumi, mi godo le signore di una volta che fanno la spesa della giornata ed esco.
Cammino, guardo vetrine, cammino. Corso Magenta, Santa Maria delle Grazie, naso in su e mi inebrio dell'armonia delle proporzioni e dei particolari, cammino, eccomi nei luoghi dell'università. Mi immetto nelle viette, butto lo sguardo nei bar che cominciano a popolarsi dei ragazzi in pausa pranzo e penso che è una ruota che gira, anche io come loro mi sedevo a un tavolo, panino, amiche e chiacchere, oppure, con le giornate più tiepide, panchina al sole nel chiostro, panino e libri. Chissà cosa faranno, chissà come sarà la loro vita...
Continuo la mia via, entro nella storica pasticceria Marchesi, quella dove il bancone è ancora di marmo, legno e specchi, la signora alla cassa ha il grambiule verdino col pizzo bianco, il meraviglioso caffè è servito in tazze finissime dal bordo d'oro. Ma c'è troppa gente e le brioche sono finite, sarà per un'altra volta.
Sono quasi in Duomo, fa caldo e ho un po' fame. Va be', siamo a febbraio, ma il primo gelato della stagione si può prendere.
Vicino c'è Grom, coppetta cioccolato fondente, crema di Grom e nocciola.





Arrivo in piazza della Scala invasa da grosse chiocciole fuxia (arte???) e mi siedo. Mi gusto il gelato, e le chiacchere di tra turisti napoletani. Riparto.
Mi mangerei anche un panzerotto di Luini, ma non è il caso di esagerare...
Un salto in libreria e mi viene in mente che in zona dovrebbe esserci quel famoso negozio che hanno aperto a fine ottobre, quello di abbigliamento country trendy, quello che le mamme delle ragazzine sono state costrette a visitare dopo ore di coda per poter permettere alle loro pupille di inebriarsi della vista di commessi-modelli coi pettorali in mostra.
E vuoi che non ci metta piede anche io? Così, poi, al caffè della mattina con le amiche (ormai raro) non si parla solo di compiti in classe, verifiche e lezioni.
Ci arrivo davanti perchè le indicazioni dell'amica erano state precise e vedo l'entrata di una banca, marmi grigi e una grossa porta. Ma che ci fa uno a dorso nudo in banca? Un attimo e capisco.
Varco la soglia dove il poveretto in questione (sarà anche pià caldo degli altri giorni ma comunque non ci sono più di dieci gradi) mi saluta a 50 denti, di fianco a lui una ragazza, camicia, jeans e infradito e una polaroid in mano. E il caso che mi faccia immortalare col ragazzo? No, non ho più l'età (prima batosta).
Entro. E mi assalgono musica spaccatimpani e un profumo (piuttosto cattivo) stordente. Il negozio è enorme: scale, non so quanti piani e quanti corridoi e anfratti. Non saprei dire niente di più se non che tutto è buio pesto.
Vago nell'oscurità interrotta solo da ampi scaffali pieni di felpe-t shirt-pantaloni coloratissimi illuminati come quadri. Giro come in un sogno, in un misto di stordimento da musica, profumo, buio, gente, decine di commessi e commesse che continuano a salutarti e spruzzarti profumo.
Se non me lo diceva il solito commesso sorridente, mi sarei infilata nei camerini senza saperlo...
Quando finalmente esco a riveder le stelle, vedo dietro di me due quarantenni, carini, curati, look da city, cappottino e sciarpina, che uscendo emettono un sonoro sospiro di sollievo. Mi volto, sorrido, "mi sono sentita addosso tutti i miei anni!!" ( e non ne ho ancora quaranta!) Uno dei due si volta verso l'entrata, guarda il tapino con tartaruga in mostra e..." arriveranno anche per loro, questi anni"

E' una ruota che gira....

E per la sera, coi piedi rotti per il troppo camminare e la stanchezza da troppe emozioni (...), per il marito una pasta veloce e poco impegnativa.



PENNE AI FILETTI DI CERNIA E POMODORINI.

Aglio
Olio Evo

Sale

300 g filetti di cernia
300 g pomodorini datterini

olive

vino bianco


Mentre l'acqua bolle, soffriggere dolcemente l'aglio in due cucchiai d'olio, aggiungere i filetti di cernia, rimescolare e bagnare con un po' di vino bianco. Lasciar evaporare e spegnere. Quando mancano 5 minuti al termine della cottura della pasta, rimettere sul fuoco la padella coi filetti e aggiungere i pomodori datterini tagliati a metà e le olive (nel mio caso le sarde che amiamo tanto). Scolare la pasta al dente, farla saltare in padella, aggiungere del prezzemolo tritato o delle erbette provenzali e magari un filo di olio al peperoncino, servire, accompagnando magari con una Falanghina Taburno.



giovedì 11 febbraio 2010

Yellow Submarine





Era da quando è arrivato a Milano che il marito a ripetizione chiedeva di prenotare la visita e io immancabilmente mi dimenticavo di farlo. Sì, perchè se si tratta di smanettare su internet vado benissimo (prenoto vacanze per noi e tutti gli amici, aerei, traghetti, hotel, sono una perfetta agente di viaggi!) ma se bisogna prendere in mano il telefono.... la pigrizia e, forse, quel po' di timidezza che mi è rimasto, mi attanagliano e rimando, rimando, rimando...

Questa volta mi sono messa d'impegno, dopo un tentativo andato a male durante le vacanze di Natale (nessuno rispondeva), ho chiamato il Museo e finalmente domenica siamo riusciti ad avere l'appuntamento.
Ore 16.15, presentarsi un'ora prima alla biglietteria del Museo della Scienza e della Tecnica.

Quindi domenica mattina, colazione con le brioche fatte il giorno prima, messa, brunch a casa dei nonni per festeggiare la zia e via, verso il centro.
Biglietti in mano, giriamo per il Museo fino all'orario stabilito per iniziare la visita guidata.
Firme e riempimento di moduli, indossiamo il caschetto protettivo (e i bimbi sono contenti) e ci avviamo con la guida a visitare il Toti. Entriamo (siamo in 7) e mentre la guida racconta di come funzionava il sottomarino e di come vivevano i 24 militari dell'equipaggio, non posso fare a meno di pensare che già in sette non sappiamo come muoverci, che vita deve essere stata in 24!
La visita prosegue, guardiamo fuori con il periscopio, osserviamo gli strumenti, chissà se i bimbi capiscono cosa è il sonar, chissà se riescono ad apprezzare o quello che si diverte di più è il marito...
Usciamo, foto di rito, ci ritroviamo con altri amici e proseguiamo il giro del museo, padiglione dei treni (bella ambientazione, locomotive a vapore), padiglione aeronavale, spettacolare, se non fosse che cominciava ad essere buio e l'illuminazione è da catacombe.
E' quasi ora di tornare, tappa al nuovissimo e moderno bookshop, ci tratteniamo dall'acquistare cappellini, t-shirt, felpe del Toti (molto belli ma anche molto cari) ma un libro sul sottomarino e un modellino per la camera di Giacomo ce li portiamo via.
E' tardi, voglia di pesce, ma tutto quello che c'è è in congelatore e in più non è che sia ha molta voglia di cucinare. Per fortuna esistono dei sughi pronti surgelati (non findus, sono prodotti nelle Marche). Per soddisfare la voglia di pesce vanno bene. Io coordino i lavaggi dei figli e il marito imbastisce la cena, variegando un po' il sugo .
E intorno al tavolo ci raccontiamo le impressioni, come al solito i bimbi mi stupiscono. Attentissimi, non hanno perso una parola di quello che è stato raccontato, con qualche esempio in più sono riusciti anche a capire il sonar e il giorno dopo sicuramente racconteranno tutto alla maestra.

Se devo dare un giudizio, direi che il Museo della Scienza e della Tecnica è un tesoro inestimabile per Milano, ovviamente poco curato. Certo, è ampissimo, pieno di oggetti e quindi difficile da valorizzare, ma in alcune zone l'impressione è di una gran accozzaglia di cose, non ci sono itinerari tematici segnalati bene, si respira un'aria di vecchio e trasandato (vetri sporchi, zone "interattive" non funzionanti, poche spiegazioni).
Sicuramente ottima l'idea dei laboratori (che peraltro non puoi prenotare su internet, così come il Toti, ed è un Museo della Scienza e della Tecnica...), domenica il Museo era pieno di gente, (è uno di quei luoghi in cui si può tornare più e più volte, tanta è l'offerta) ma sinceramente partire con il rinnovamento dal bookshop e dall'area ristoro (operazioni, per carità, ottime e al passo coi musei europei) e tralasciare il resto ....

La visita al Toti, così come quella al Museo, merita. La nostra guida è stata chiara e esaustiva nella spiegazione. I miei figli hanno 10 e 8 anni, è l'età giusta, secondo me, per vederlo.
Certo, la prenotazione solo in determinati giorni e solo per telefono fa un po' ridere...

Ora aspettiamo che venga inaugurato il Nazario Sauro al Galata a Genova per organizzare una bella gita ad Acquario (piace sempre!) e Museo del Mare. Il bambino più grande (leggasi il marito) è già in fermento...







sabato 23 gennaio 2010

Freddo e raggi di sole

Giovedì mattina, è il giorno lungo dei bimbi a scuola. Mi metto al telefono. "Ciao, la mostra chiude il 31, che facciamo, andiamo?" "Fa freddo, provo a sentire se mia scuocera tiene il bimbo e ti richiamo".
Già, fa freddo, fuori è di quel solito grigio che invoglia solo a stare in casa. Ma quando l'amica richiama, visto che è libera, decidiamo che, sì, è un pò tardi, fa freddo, ma - dai- ce la possiamo fare. Macchina, metrò, mostra, un giretto rapido, metrò, macchina e possiamo riuscire ad essere di ritorno in tempo per l'uscita dei bimbi.
E' da un po' che ci diciamo che bisogna andare a vedere Hopper, la mostra sta per finire e noi non avevamo ancora trovato il giorno giusto per organizzarci.

Meglio così, arriviamo e non c'è nessuno alle casse. Giriamo per le sale prendendoci tutto il tempo necessario per leggere le didascalie, soffermarci davanti a olii, acquerelli e studi, per guardarci il video che in mezz'ora presenta in maniera completa e affascinante questo autore di cui conoscevo le opere più famose e poco altro.

La mostra mi è sembrata ben fatta, essenziale e chiara nel racconto della vita e dell'evoluzione pittorica di un uomo che fin dal primo autoritratto che ho incontrato mi è sembrato semplice e malinconico, attento e in attesa, americano del suo tempo e amante della cultura europea (Parigi e gli Illuministi).

Sono state quasi due ore di magia, quelle figure solitarie, fissate come una sequenza cinematografica in attesa della sequenza successiva, quegli scorci di tetti illuminati dal sole o quei paesaggi di Cape Cod, mix perfetto di riproduzione della realtà e sua rielabirazione mentale, ci hanno incantate.

E la sua affermazione "Tuttto quello che volevo fare era di dipingere la luce del sole su una casa" ti accompagna per tutte le sale, echeggia negli acquerelli e soprattutto negli olii e ti rendi conto che l'artista è proprio colui che osserva la realtà fin nei suoi particolari più apparentemente insignificanti e la sa rielaborare in modo tale da rendere quei particolari significativi e di impatto per tutti.

Siamo uscite nel cortile del Palazzo Reale, il freddo ci ha investite di nuovo. "Cappuccino?" Breve giro, un occhio rapido alle vetrine ed eccoci in una pasticceria in via Orefici, sedute al tavolo come due madame a sorseggiare cappuccino, assaporare un'ottimo croissant e commentare mostra e vita quotidiana.

Poi, incanto finito, di corsa al metrò. Macchina e scuola.
E' un po' presto, mi infilo in un supermercato a conduzione familiare (leggermente caro, ma molto ben fornito) vicino a scuola e trovo ad aspettarmi al banco dei formaggi una ricotta di pecora sarda appena arrivata.

La prendo, mi servirà sicuramente per la cena...


PS Per i milanesi che non l'hanno ancora vista, la mostra termina il 31 gennaio, poi sarà a Roma dal 16 febbraio al 13 giugno. Per informazioni vi segnalo il sito www.edwardhopper.it interessante anche per la sezione di Hopper e il suo tempo.

PPS C'è chi si è lamentato per la mancanza nell'esposizione di alcune delle opere più famose, è vero. Ma per chi, come me, non conosceva Hopper, è stata assolutamente esaustiva. Certo, mi sarebbe piaciuto vedere Nighthawks , ma la magia l'ho assaporata lo stesso!


mercoledì 13 gennaio 2010

Addii e scoperte


Che cosa avessero in comune il logo della metropolitana milanese, quello della regione Lombardia, dell'Agip, della Mondadori e della Feltrinelli, del Touring Club, della Coop fino a ieri non lo sapevo. Sono tra i marchi che maggiormente hanno accompagnato, e tuttora lo fanno, la mia vita quotidiana, quelli che vedi sempre, che magari se per un attimo ti fermi a guardarli ti colpiscono per la loro essenziale forza. Se penso alla Regione Lombardia la associo alla rosa camuna in sfondo verde, lo stesso per la M di Metropolitane Milanesi, sembrano nati insieme, fatti l'uno per l'altra, oggetto e sua proiezione grafica.

Cosa hanno in comune l'ho scoperto ieri, leggendo su FB (allora serve a qualcosa!) il link di un mio amico pubblicitario. Il padre, l'ideatore, Bob Noorda, olandese, milanese dagli anni '50, grafico "razionalista" legato al Bauhaus, morto lunedì a 82 anni.

Grave perdita, dice il mio amico. Lo si legge in tutte le notizie che riportano della morte di qualche grande personaggio.
Ma se penso a quei loghi, a ciò che Noorda stesso diceva riguardo al tendere all'essenziale e non al creare effetto a tutti i costi, mi accorgo che è sì una grave perdita. Perchè in questa realtà comunicativa in cui prevale l'effetto rumore, la sovrabbondanza di comunicazione in cui si fa gara a chi strilla di più, la semplicità di un segno grafico, l'uso sapiente di due colori soltanto sono come un porto tranquillo. E questo ci mancherà.



Sono diversi gli articoli che trovate in rete, vi segnalo quelli del Corriere, de il Giornale, e i ricordi di Abitare.

venerdì 8 gennaio 2010

Delusione


Strano, ieri non solo non siamo arrivati in ritardo, ma addirittura in anticipo! Chissà quanto dura...
Così, dopo aver accompagnato i figli a scuola, essere ritornata pattinando sulla strade ghiacciate del mio ridente paese (non abito in montagna, solo alle porte di Milano), aver fatto una tranquilla colazione con riassettamento veloce della casa, ho deciso che era proprio il giorno giusto per i saldi.
Probabilmente mi mancava l'ispirazione, ma sono tornata a casa senza neanche un sacchetto. Niente, nè per me, nè per i bimbi (il marito nei giri di shopping non è contemplato...).
L'impressione ancora più forte rispetto agli anni scorsi è che quello che avevo adocchiato nelle vetrine natalizie, in tanti negozi, soprattutto nelle grandi catene, sia misteriosamente scomparso per fare posto a una nuova collezione invernale...
Non mi arrendo, la prossima volta proverò un'altra zona di Milano.
O mi consolerò girovagando in uno di quei negozi per la casa che mi piacciono tanto e che, saldi o no, sono sempre un piacere da visitare (anche se poi si esce a mani vuote per un eccesso di risparmiosità)!

PS la foto ovviamente risale alla primavera scorsa, ieri la poca ispirazione ha fatto sì che mi dimenticassi la digitale a casa.

sabato 21 novembre 2009

Voglia di gite fuori porta


Sarà l'inattività, sarà che questo grigio padano stanca un pò, ma in questi casi mi ritrovo attaccata allo schermo del pc a riguardare le foto delle vacanze...
E senza andare troppo lontano coi chilometri e i mesi, mi sono capitate sotto gli occhi quelle di un bella domenica pomeriggio d'ottobre passata alle porte di Milano.
Da ragazzina ci andavo con l'oratorio in bicicletta e in terza media è stata la location della rappresentazione della lauda di Jacopone da Todi messa in scena dalla nostra classe.
Si arriva davanti alla stazione di Rogoredo, piena periferia sud di Milano, e si gira a destra in una stradina che immediatamente costeggia campi, muri con edera rampicante, rogge e si arriva.
E' il borgo di Chiaravalle, il cui fulcro è l'abbazia cistercense, meta delle nostro pomeriggio da turisti in casa.

Per tutte le notizie storiche e le curiosità vi rimando al sito http://www.borgodichiaravalle.it/. Qui annoto solo le emozioni provate nel camminare nel chiostro pieno di luce, nell'ammirare la cura del particolare che trovavi ovunque, nei capitelli, nelle cornici delle porte e quando il chiostro si è vestito di un canto gregoriano soffuso. Girando ci siamo accorti che non era musica registrata, ma canto della schola di musica gregoriana che lì ha sede. E sempre in tema musica, che emozione per Giacomo e i suoi amichetti quando sono stati invitati a suonare le campane!



Dopo una visita anche all'interno dell'Abbazia, siccome il concetto di bello comprende tante sfumature, ci siamo diretti alla "Bottega dei monaci", dove, oltre a una ricca scelta di volumi su Chiaravalle, monachesimo, spiritualità, storia medievale, vengono venduti manufatti provenienti dai monasteri sparsi in tutta italia e i prodotti freschi del luogo, primo fra tutti il Grana, inventato dai cistercensi.

Visto che di grana e salamini il nostro frigo era già fornito, abbiamo optato per qualcosa di "forte": birra "La Cascinazza", unica birra prodotta da monaci in Italia, non pastorizzata nè filtrata, e un ottimo Traminer del monastero di Nova Cella in Alto Adige.

Spesso pensiamo di dover avere tanto tempo, forze e possibilità economiche per potere, viaggiando, vedere luoghi belli e gustarsi la vita. In realtà spesso non ci accorgiamo che le possibilità di godere del bello e di far vivere ai nostri figli ( e a noi) delle esperienze più formative di quelle che offrono la tv e la playstation sono veramente a portata di mano. Anche nella bassa milanese!






sabato 14 novembre 2009

le giornate in cui...



Giovedì scorso era una di quelle giornate in cui ti alzi la mattina, porti i bambini a scuola, ritorni a casa e mentre il sole ti inonda la cucina mettendo in risalto tutte le magagne (dalla ditata sul vetro del forno alle briciole ovunque) pensi che sì, in effetti dovrei approfittarne del fatto che i bimbi escano al pomeriggio per mettere un pò di ordine in casa, ma la giornata si prospetta troppo bella, troppo luminosa per passarla tra le mura di casa. E allora via, cappottino rosso, macchinetta digitale in borsa e un paio di biglietti del tram. Questa volta ho deciso che era un pò che non gironzolavo dalle parti di Porta Ticinese.
Mi sono fermata in piazza Sant'Eustorgio a gustare il via vai della gente sul ciottolato e a naso in su a stupirmi del contrasto del blu del cielo con il bianco e il rosso mattone del retro della basilica.
E poi San Lorenzo, via Torino che di per sè è proprio brutta, ma ha stradine laterali talmente piccole e strette che non ti sembra più di essere in una metropoli, via Spadari e, insomma, i primi morsi della fame si facevano sentire.
Sono entrata, come chiamata, da Peck e davanti al banco dei piatti pronti, mentre tutti gli inservienti con un gran sorriso mi dicevano buongiorno, ho fatto un tuffo nella mia infanzia. Ho visto gi arancini. E mi sono ricordata di quando da bambina il sabato mattina andavamo a fare un giro a Milano, il mio papà da Bolaffi a comprare francobolli, noi "donne" alla Rinascente. Spesso, passando davanti alle vetrine di Peck, ci fermavamo a comprare quelle arance dorate di pan grattato che dentro nascondevano risotto giallo e un cuore di mozzarella.
Inutile dire che ai ricordi d'infanzia e alla fame non si comanda, così mi sono ritrovata ad addentare per strada un arancino croccante e profumato. In un attimo, sono stata sorpresa da un'onda di mozzarella soffice e filante, che ovviamente ha reso un pò difficoltoso l'assaggio per strada.

Chi lo sa, magari una volta proverò anche io a replicare questa delizia d'infanzia, anche perchè in casa tutti amano sia gli arancini ( o arancine) che il risotto giallo.

Intanto, visto che la scarpinata della giornata alla sera comincia a farsi sentire, e, messi a letto i figli, diventa difficile rimettersi a spignattare per il marito che torna tardi, ecco la solita versione di pasta super veloce ma appetitosa, inventata su due piedi dopo aver provato un nuovo formaggio cremoso assaggiato pochi giorni prima a Golosaria (di cui vi parlerò in un altro post) e trovato al supermercato.



MEZZE PENNE AL BACIO DI MAMMA MUCCA CARIONI (per 200 gr circa di pasta)

100 gr bacio di mucca ( o ricotta, basta che sia cremosa)
100 gr pancetta affumicata
olio extravergine d'oliva
spolverata di erbette di Provenza
una presa di noce moscata


Mentre l'acqua bolle e la pasta cuoce, tagliare a striscioline la pancetta (io uso quella proveniente dall'Altro Adige) e rosolarla con un pò di olio in padella finchè non risulti un pò croccante. In una ciotola versare circa mezzo vasetto di Bacio di mucca e stemperarlo con un pò di acqua di cottura. Versare la pasta, mescolare, aggiungere un pizzico di noce moscata, una spolverata di erbette provenzali, eventualmente una grattata di pepe e versarvi sopra la pancetta sfrigolata nel'olio.

La prossima volta lo proverò utilizzando la salsiccia al posto della pancetta...
Buon appetito!

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