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martedì 26 novembre 2013

PROVIAMO A STIRARE



Mia mamma stira tutto. E con tutto intendo anche gli stracci della polvere. Lo ha sempre fatto, ho il ricordo dei nostri pomeriggi casalinghi in cui noi bambine creavamo sedute al tavolo e lei, ferro da stiro aperto e televisione accesa, stirava la quantità di panni quotidiani. Ogni pomeriggio, un po' di tempo dedicato ad asse e ferro.
Io no. Quando i bimbi erano piccoli, la mamma/nonna veniva a trovarmi e tornava a casa con sacconi dell'Ikea pieni di biancheria. Ogni settimana era una processione: grucce con camicie e scatole con biancheria perfettamente stirate che entravano, sacchi blu di Ikea che uscivano.
Il servizio comprendeva anche la sistemazione negli armadi. Mia madre ha sempre avuto questa passione, l'ordine degli armadi. E siccome sono sua figlia e scheletri non ne ho, l'ho lasciata fare. Mi aiutava a suo modo e continuo ad esserle grata di ciò che ha fatto.

Poi le cose sono cambiate: i figli sono cresciuti, il tempo libero è aumentato, così come gli anni della mamma.
La biancheria in uscita da casa è diminuita progressivamente. Ora staziona in camera matrimoniale in una cesta di vimini che strabocca. Ci sono camicie che rimangono lì mesi e mesi....
E sì che opero già una selezione in partenza.T-shirt e biancheria dei figli va stesa bene, piegata altrettanto bene e riposta nei cassetti senza che si perda troppo tempo: nel giro di due giorni tutto ciò che è stato lavato torna ad essere una palla informe in fondo al letto...

Non che non mi piaccia stirare, intendiamoci. Anzi: se mi proponeste di togliermi un'incombenza tra rifacimento letti e stiro, opterei certamente per la prima. Lo stiro è rilassante, soprattutto se non hai nessuno in casa e puoi accendere la tv e guardare quello che vuoi. Lo è un  po' meno quando il figlio e i suoi amici maschi ammazzano zombie con i videogiochi...

Così quando mi hanno proposto di fare la mamma tester di un nuovo ferro a vapore, ho detto subito di sì. Poteva essere la volta buona: trovato il ferro miracoloso, avrei potuto sistemare un po' di arretrati ed alleggerire la povera cesta.
A casa è arrivato Philips Perfectcare Aqua. Un ferro da stiro a caldaia pressurizzata, oggetto nuovo per me, da sempre abituata al ferro normale, con una bella piastra pesante così si riesce a stirare meglio (almeno, così pensavo...)



L'ho provato una sera. I figli  sul divano a guardare la televisione, io dietro. Cosa ne penso? Cosa mi ha colpito? Ecco velocemente le mie impressioni

  • DESIGN: sembra un'astronave, dice mia figlia (che ha voluto provarlo... che non sia l'inizio di una collaborazione?) Bello, allegro e compatto nello stesso tempo. Ordinato e maneggevole (i cavi, ad esempio, si sistemano con facilità in particolari alloggiamenti)
  • TEMPO necessario per prepararlo alla stiratura: pochissimo. Il serbatoio molto capiente permette di stirare a lungo senza aggiungere acqua.Non bisogna regolare nulla, basta schiacciare il tasto accensione. Il ferro va in temperatura in due minuti.
  • MANEGGEVOLEZZA: è leggerissimo (i miei polsi, abituati al peso del ferro normale, ringraziano) e molto scorrevole. Il tasto del vapore è sensibilissimo, e all'inizio ho dovuto fare un po' di attenzione perchè sparavo vapore ovunque! (è chiaro, non sono della generazione touch)
  • STIRATURA: non sono una maniaca dello stiro, ma le camicie del marito vengono bene con una sola passata. Tra vapore costante e colpi di vapore, non ho più bisogno di spruzzini di appretto o di acqua. Il tempo di stiratura di una camicia si è notevolmente ridotto. Ora ci metto più tempo a piegarle che a stirarle! Il ferro stira anche in verticale, cosa che potrà permettermi di dare una sistemata a pantaloni del marito da appesi 
  • VANTAGGI: oltre al tempo ridotto, alla leggerezza nello stirare e al fatto che è bello con quelle lucine azzurre, il mio nuovo Perfectcare può stirare bene anche lana, seta e capi delicati (io non porto quasi niente in lavanderia e avere un golfino ben stirato non è male...) senza lasciare aloni e senza bruciare nulla.
Che dire, mi piace. Che sia la volta buona che vedo il fondo della cesta di vimini?? 

PS nella foto qui sotto: la figlia che prova per la prima volta a stirare.... 






lunedì 4 febbraio 2013

La bellezza salverà il mondo



Capita. Capita di fare uno stacco dalle attività di riordino ai piani alti e di scendere in cucina. Una figlia che gioca, l'altro che su skype controlla i compiti. Uno sguardo al pane che lievita, la lavastoviglie ha terminato. Poi da dietro le tende una luce soffusa e un accenno di colore.
Esco, e là, oltre il traliccio dell'alta tensione, là dove la tangenziale rumoreggia come un torrente, proprio là il sole tramonta. Come tutti i giorni. Ma in questo periodo o ci sono le nuvole o la nebbia impedisce ogni poesia e stupore.

Oggi no.

Quelle nubi da materasso che lo striano sono come le pennellate del pittore. Sono ciò che rende il tramonto di una giornata limpida come questa uno spettacolo da allargare occhi e cuore.
Chi sarà dotato di smartphone avrà fotografato e mandato immediatamente l'immagine su twitter e FB. Il just in time dello stupore.

Io ho atteso che la chiacchierata via skype del figlio terminasse e ho messo mano al post. Nessun ritocco alle foto. E pazienza se non era programmato, pazienza se non c'è ricetta. Un momento di bellezza, inaspettato va fermato.

mercoledì 9 gennaio 2013

PROFUMO DI CASA, CASA PROFUMATA

 


Quanto si cucina durante le vacanze di Natale! E non delle semplici paste o delle bistecchine... Dalle scotch eggs al salmì di cinghiale della polentata dell'epifania la cucina ha inondato la casa di odorini un po' forti...
Le belle giornate simil primaverili hanno contribuito a far sì che si cucinasse con la finestra della cucina spalancata, la cappa ha rumoreggiato per ore, ma a me piace che in casa ci sia un buon profumo. 

giovedì 25 novembre 2010

MALTAGLIATI, CONIGLIO E PRIORITA'



Lunedì, la casa è come al solito reduce da un week end di impegni, amici e figli di amici che scorrazzano per le stanze. La montagna di panni da stirare necessita di ore e ore di fatica, la settimana si prospetta piena di impegni. Devo, assolutamente devo fare la brava donna di casa. Devo, assolutamente devo evitare di accendere il pc, le ore che mi separano dal tourbillon del pomeriggio sono tante si può davvero rendere bene....

giovedì 27 maggio 2010

IL DISGELO E UNA PIROFILA DI GAMBERI


Era un po' di giorni che pensavo che fosse il caso di cominciare il countdown per i preparativi per la villeggiatura. A luglio solitamente saluto marito e casa e me ne vado in vacanza... già, lo sono sempre secondo marito e alcune amiche, beh, allora diciamo che vado a passare l'estate in montagna e poi al mare.
E prima di chiudere il capitolo cittadino, c'è tutta una serie di operazioni, di minimo sindacale che il mio status di casalinga, o di home manager, come ho letto da qualche parte (ahahahha) mi impone. Come quello di sbrinare, pulire freezer e frigoriferi e staccarne alcuni.

giovedì 20 maggio 2010

Tonno o astice?


Se devo spendere più o meno 30 euro al chilo per il tonno fresco o per un astice, chiaramente preferisco il secondo... vuoi mettere un bel piatto di linguine o, adesso che arriva il caldo (forse) una bella catalana? Ma quando al supermercato il tonno è scontato, ne faccio scorta e surgelo.
Così, quando non so cosa cucinare e ho voglia di pesce, mi basta tirare fuori dal freezer il trancio e... no, a casa mia niente sushi! Il tonno finisce sempre o sulla piastra come secondo o, ed è il caso di questa ricetta, come condimento di un bel po' di pasta!

sabato 8 maggio 2010

Non si butta via niente: il riciclo in cucina


Non sono avvezza a buttare. Casa mia è piena di cose inutili, abiti che non vanno più bene o non son più di moda, giochi dei bambini che hanno invaso le loro camere, la sala, la taverna e la mansarda. Non mi piace buttare, potrà sempre servire.... E il marito ogni tanto sbotta.
In cucina, poi, l'idea di far finire in pattumiera qualche alimento mi dà proprio l'idea di spreco, quindi prima che debbano per forza passare a miglior vita trasformo formaggi in cremine per condire la pastasciutta, trito i fondi di salame rinsecchiti e li trasformo in un ragù, per esempio.

mercoledì 5 maggio 2010

PANE E TULIPANI e narcisi, muscari, violette, myosotis



Hanno atteso tutto l'inverno, al primo accenno di sole sono sbucati, qualche settimana fa coloravano orgogliosamente il giardino, primi colori dopo giorni e giorni di grigio. Li ho immortalati e sono rimasti lì, in attesa di essere pubblicati.
La voglia di colore in queste giornate autunnali mi sembra adatta. Per fortuna che comunque il verde novello di erbetta e foglie nuove mi rischiara la vista mentre scrivo e sbircio tra le tende... e piove...

giovedì 22 aprile 2010

Fuorisalone, altre foto



Due parole e qualche foto. Mi prendo una pausa tra pulizia del portico, impasto di torte e riordino della casa. Oggi pomeriggio una ventina di maschi invaderanno spero solo il giardino. Festeggiamo Giacomo, che, degno figlio di suo padre, ha programmato la sua festa nei minimi particolari, richiedendo pizza, crostata alle fragole, torta al cioccolato, palla prigioniera, caccia al tesoro e film.
Ovvio che, terminando la festa alle 21, qualcosa dovrà pur saltare, io intanto lavoro e spero che il tempo regga, di modo da limitare al minimo la presenza degli Unni in casa.
Come promesso vi posto altre foto prese qua e là nel Fuorisalone.


La casa avveniristica in Corian@




Corso Magenta, dopo un cappuccio e brioche da Marchesi, rimiro i fiori in vetrina in via Brisa



La Rinascente
, area "casalinghi" fresca di restyling.



In via Tortona, uno dei tanti progetti dei giovani designer, molto simpatico. Una linea per la tavola con piatti e tazze dotati di scanellatura un cui infilare un bottone colorato, al quale appendere il tovagliolo o una bustina porta biscotti



E per finire, un clic preso al volo nella movida della Zona Tortona.

Torno al lavoro, a presto, questa volta con una ricetta!!!

martedì 20 aprile 2010

BIMBI IN GITA, MAMMA IN GIRO



Le gite scolastiche, grande invenzione. Soprattutto quando quelle di entrambi i figli coincidono e contemplano luoghi interessanti (Anna è stata ad Aquileia), esperienze esaltanti (Giacomo a Gressoney, giochi e sport, compresa la discesa in corda doppia dal secondo piano dell'albergo) e ben tre giorni fuori casa.
Figli felici e adrenalinici alla partenza, mamma che non sventolava fazzoletti, ma già si pregustava tre giorni per poter girare Milano in quella che è la settimana più movimentata e cool dell'anno, quella del Salone del mobile.Così, salutata la prole, dopo il caffè con le amiche e qualche oretta in casa tra riordino (molto spiccio) e web, mi sono armata di compattina e sono andata. Il mio programma prevedeva mercoledì zona Brera, giovedì un po' di vetrine in zona Vercelli e poi zona Tortona, venerdì Salone. E così è stato.
Parto, fermata Garibaldi, corso Como.
Non si può non fare un giro a Corso Como 10... mi muovo come in un museo, tra abiti e scarpe dei migliori stilisti e sarti, gioielli unici chiusi nelle teche e spiegati con didascalie. Mi inebrio ed esco. Nello stesso cortile, oltre a ristorante e bar, ci sono una galleria d'arte e una meravigliosa libreria di architettura, design, moda e fotografia. Salgo a guardare un po' di volumi, ne approfitto per rubare una foto dalla finestra e vado. High tech è nelle vicinanze. Anche qui giro per vedere le novità (come il kit per la tarte tatin), mi trattengo, non compro nulla e vado.
Da piazza XXV aprile in avanti mi si apre il fuorisalone di Brera. Non sono molto organizzata, non ho la guida. Semplicemente entro dove vedo l'insegna, anche solo per avere la gioia di apprezzare un cortile che in altri momenti è chiuso.


Cammino e cammino per tutto il giorno. La sera, a casa, il marito non ha neanche fame. Meglio di così!!

Giovedì parto da piazza Wagner, guardo tutte le vetrine di corso Vercelli, proseguo per la dotta corso Magenta e vicino al teatro Litta intravedo uno stendardo del fuorisalone. Entro.



Una casa futuribile tutta realizzata in questo innovativo materiale di cui, mi spiegherà la ragazza che mi accoglie, si possono rivestire i pavimenti così come i piani delle cucine. Bellissimo, scatto qualche foto e riprendo a camminare.
Duomo, non posso non rifugiarmi un attimo nel nuovo reparto ex casalinghi ora design per la casa. Riparto e dopo tutta via Torino, Cesare Correnti e corso Genova, finalmente approdo in zona Tortona.
Nel momento giusto, l'ora dell'aperitivo. La movida milanese, la chiamano. E penso abbiano ragione. Fiumi di persone di ogni genere, dallo studente universitario al creativo a quello che lo vuole sembrare creativo, alla persona appassionata come me o anche solo a chi non può perdersi la mondanità. Famiglie con bambini nei marsupi, orde di fotografi (come me) pronti a ritrarre qualsiasi cosa, stranieri e ragazzi con zaini e infradito. Insomma, un bel mix di creatività, mondanità, voglia di divertirsi. Musica, cocktail (a pagamento) e anche qualche interessante novità di design. Alle otto ero ancora in giro, peccato che il marito non lavori a Milano, sarebbe stato il massimo poter rimanere con lui a mangiare fuori...
Il Salone meriterebbe molto tempo in più di quello che gli ho dedicato, e un post tutto suo. Per ora mi fermo qua sennò vi casca la testa sulla tastiera. A presto!

PS domani caricherò altre foto...





martedì 30 marzo 2010

Nuvola, la mia cucina


Amo la mia cucina. E' stato amore a prima vista, quasi tredici anni fa ho sfogliato il catalogo e mi sono detta:" E' per me" e in cuor mio ho sperato che l'allora fidanzato (ora marito) potesse pensare la stessa cosa.
La casa dei miei era (ed è) minimal e con pezzi di design, quella dei suoi di antiquariato e piena di oggetti, è normale che un po' si possa essere influenzati dai gusti familiari. L'ha vista e se n'è innamorato anche lui. Cominciamo bene, ho pensato.
E ci siamo divertiti a girare i negozi per vederla dal vivo, nella versione bianca e in quella laccata blu.
Amo la mia cucina perchè mi fa pensare a mio padre che non solo ce l'ha regalata, ma l'ha studiata per mesi. Sì perchè doveva andare bene per una cucina rettangolare della prima casa che abbiamo abitato inizialmente e per quella quadrata che abitiamo ora, della quale avevamo già la piantina.
Tutte le sere andavo a letto, passavo dal tinello a salutarlo e lui era lì, catalogo da professionisti prestato dall'amico mobiliere, a disegnare e progettare. E tutte le volte mi sottoponeva le sue idee e si faceva notte fonda... Ma è venuta veramente bene, tutt'ora quando i miei ci vengono a trovare, spesso lo trovo seduto in un angolo sulla sedia a rimirarla e dire tra sè e me: è proprio bella!

Amo la mia cucina, anche se la vorrei un po' più grande e magari un po' più ordinata, perchè è l'emblema della famiglia in tutte le sue accezioni, la mia famiglia d'origine, quella che costruiamo ogni giorno insieme tutti e quattro intorno al tavolo rotondo, e quella "aperta" che comprende i tanti amici che pranzano e cenano da noi, ovviamente non lì, ma che, guarda caso, alla fine stazionano tra tavolo, muro e porta e chiaccherano in attesa che ci si possa mettere a tavola (ogni volta ingombrano un po', altre si danno da fare, ma è bello averli lì mentre si cucina)

La cucina è il luogo della condivisione, per questo non saprei dire quale angolo mi piaccia di più: è il punto più luminoso di tutta la casa e quando alzo le tende, mi si staglia davanti il campo col grande albero, ora verde rinascita.
Ho deciso di presentarvela così, bella e ordinata, immortalata il giorno dopo il battesimo di mia nipote Francesca, festeggiato in un maggio un po' piovoso di due anni fa nel giardino di casa nostra.Un grazie a Sarah per la bella idea

(mi piace conoscere un po' di più le amiche virtuali frugando nelle loro cucine) e buon compleanno al suo blog!!!


sabato 27 marzo 2010

Serate da ventenni e feste per undicenni.



Avevo proprio bisogno di un sabato. Capita che ci si illuda di essere ancora ventenni e si decida tra mamme di prenderci una serata tra noi e uscire a cena. E man mano che ci si accorda si passa dalla solita pizza in compagnia a qualcosa di più... D'altronde si riesce a uscire una volta ogni sei mesi, osare un po' non guasta. Così la mamma che ha agganci propone cena e serata con musica dal vivo in un localino che qualche volta frequentavo ai tempi dell'università. "Suona il fratello di un mio amico, si canta e si balla tutti insieme." Andiamo. Preparo per tempo sugo per la pastasciutta del marito, chè a mia mamma viene l'ansia a pensare alla cena del genero. Non c'è tempo per un dolce come quello di Alem, per fortuna c'è sempre un po' di cioccolato fondente e un fondo di crostata per alleviare la solitudine.
Arriviamo, locale vuoto e pochi tavoli preparati. Altri 30/40 enni tirati che cenano. Menù a prezzo fisso, non si sa cosa ci portano. Arrivano affettati e frittini vari, si mangia e si chiacchera, un frittino tira l'altro. Poi i primi, tre, di cui pansotti alle noci. Se si va avanti così, non c'è posto per il secondo e vuoi mettere il dolce... Tratteniamoci.
Arriva il cameriere e porta un fogliettino. Il conto. Scusa ma e il secondo? Ma non c'è almeno il dolce? Quello ci guarda come se gli avessimo chiesto la luna, va e dice: "gli ultimi tre (coppette al mascarpone) li ho portati al tavolo vicino. Niente. Anzi, chiudiamo subito i conti perchè abbiamo fretta. Chi vuole il caffè, al banco".
Allibite paghiamo. La tentazione di uscire a cercare un dolce è forte. Ma ci perderemmo musica e canti. Il locale di riempie, guardo le facce e sono tutti al massimo ventenni. Chissà cosa penseranno di quelle befane sedute al tavolo... La musica comincia, il locale si riempie sempre di più. Il ragazzo che canta intona tutti i canti che hanno caratterizzato le mie serate da ragazzina con chitarra, amici e falò. Si canta a squarciagola e complice il buio e la folla, ci si lancia in balli. Ogni tanto in pensiero va al marito e al giorno dopo. Già perchè il giorno dopo c'è da organizzare la festa di Anna, siamo in ritardo di quasi un mese. La serata va avanti e si va a letto ad un'ora da cenone da capodanno.
Il giorno dopo, però, sveglia alle sette e giornata piena di impegni come ogni venerdì. Nel tardo pomeriggio arrivano le quattordici ragazzine per mangare e fare la pizza insieme. E' incredibile come anche chi si atteggia già da signorina con look alla moda e cellulare in mano davanti alla pasta di pane, e pochi altri ingredienti si diverta come una bambina.
Dopo due giorni così mi sento come se avessi fatto ginnastica per 24 ore di seguito, ho la casa che cammina da sola e penso al dolce che non abbiamo mangiato... basterebbe tanto poco per far contento un cliente. Io in poco più di mezz'ora sabato scorso agli amici ho preparato una

CROSTATA CRUMBLE DI MELE E RABARBARO
ovvero come far fuori una marmellata di rabarbaro da pacco natalizio

220 gr di farina 00
30 gr di farina di mandorle
130 gr di burro di ottima qualità100 gr di zucchero
2 tuorli
un pizzico di sale

due mele (io ho usato le pinova, dure e dolci)
marmellata di rabarbaro

Ho preparato la frolla come faccio di solito, l'ho stesa nella teglia lasciando da parte un po' della pasta. Ho cotto in forno a 200° per una ventina di minuti, ho tirato fuori dal forno la torta, ho spalmato la marmellata di rabarbaro e sistemato sopra le fettine di mela (spesse 3/4 millimetri) e sbriciolato sulle fettine la pasta rimanente. Dopo altri 15 minuti circa di forno la torta sarà pronta. (regolatevi guardando la pasta frolla, quando imbiondisce, è ora di sfornare). Se volete spolverizzate con lo zucchero a velo e servite. Anche tiepida è buonissima.

Buon week end, me ne vado fuori a cena... e speriamo che ci sia il dolce!




mercoledì 24 marzo 2010

Sconti, tagli di carne e maialini: il roast beef di magatello



Sono una casalinga. E come tale altamente condizionabile dal fattore sconto al supermercato. Tempo fa, il banco della carne piemontese era pieno di cartellini 30% 20% di sconto e ho aprofittato dell'occasione. Trita scelta, hamburger, fiorentina, entrecote. Poi vedo un bel pezzo che mi sembra vada bene per me, magro, peso giusto per un arrosto che sfami per qualche giorno la famiglia o per una serata gli amici. Magatello.
Confesso, non sono molto esperta in tagli di carne: per gli arrosti prendo solitamente la noce, ma quel magatello mi ispirava e io faccio la spesa molto a ispirazioni...
Torno a casa, consulto prima la suocera e poi mia madre e da entrambe la stessa notizia. Il magatello tende ad essere un po' duro, è ottimo per i brasati. Ma io che ci volevo fare l'arrosto? Accantono il problema e lo metto in congelatore in attesa di idee.
Non mi piace tenere la carne per troppo tempo nel congelatore, ai bimbi finisce che, per mancanza di organizzazione e tempo, a pranzo propino troppo spesso hamburger o fettine.
Così lunedì l'ho tirato fuori. Avevo trovato una ricettina su un volumetto di Sale e Pepe, magatello alle olive nere. Proviamo a vedere se è vero che rimane duro...
Ma, complice una serie di impegni imprevisti, alle sette di sera passate dovevo ancora uscire, andare a prendere Giacomo al calcio e pensare alla cena. Tempo per star dietro alla nuova ricetta non ce n'era...
Colpo di genio: tiro fuori il maialino di terracotta, gli metto dentro il magatello, gli verso sopra una cucchiaiata di olio e un po' di erbette provenzali, chiudo il maialino, lo infilo in forno a 220°.
Quando torno, do una controllata, gli butto dentro una manciata di olive nere di Gaeta, richiudo e rimetto in forno.
Dopo le lunghe abluzioni di Giacomo che pensa di essere in una beauty farm e dopo il calcio (che finisce alle 8) sta le ore in vasca da bagno, siamo in tempo per metterci a tavola insieme al marito, tornato stranamente "presto" rispetto ai suoi orari (sono pur sempre le nove passate) con un roast beef di magatello morbidissimo e saporitissimo, che il giorno dopo a pranzo mi sono mangiato freddo con insalatina, scaglie di caciotta di capra sarda, olio e aceto balsamico!
La ricetta è tutta qui:





800 di magatello
un cucchiaio di olio extravergine d'oliva
una spolverata di erbette aromaticheun pizzico di sale
5 o 6 olive nere

un maialino di terracotta oppure il coccio in cui si cuoce il pollo (ho provato a cercare in rete, ma notizie su maialini di terracotta non ne ho trovate. E' più facile che si parli di pollo alla creta)

Cuocere in forno a 220° per un'oretta circa. E, largo alla fantasia: leggero e "salutare" con un accompagnamento di insalata, godurioso con patatine al forno oppure da farsi rizzare i capelli con ketchup e maionese... come si tenta sempre di accompagnare ogni tipo di carne a casa mia!




martedì 23 febbraio 2010

Pane azzimo o panini soffici?



Capita che si voglia tentare nuovi esperimenti culinari e che tutta la nostra attenzione sia protesa a non sbagliare: si pesano gli ingredienti precisi al milligrammo, si eseguono gesti controllati, la ricetta sempre sotto il naso e guai a chi ci disturba.
Poi c'è la routine, quello che si fa sempre, come mettere su l'acqua per una pasta, cuocere un sugo di salsiccia, preparare la torta al cioccolato, impostare il pane. Ecco, non so se capita anche a voi, ma questi sono i casi che potenzialmente potrebbero nascondere più insidie quanto alla riuscita... questo perchè sono più distratta, meno attenta, perchè so già come si fa e quindi mi permetto di fare altro, di avere la mente impegnata altrove.
Venerdì dopo pranzo, decido di avviare il pane per la sera. Programma base, pane bianco. Acqua, latte, sale, zucchero (ho finito il malto, urge giro milanese), farina. Squilla il telefono, chiacchero ... chiacchero e chiacchero. E mentre chiacchero decido che ce la posso fare a continuare con il pane. Imposto la macchina, attacco la spina, schiaccio il bottone e via. Anche questa è fatta. A telefonata terminata me ne vado a stendere.
Passa il tempo, la macchina fa il suo dovere. Impasta, si ferma per riposare, reimpasta. Esco, rientro, passo dalla cucina e butto l'occhio.
Chissà come sta andando. Niente. Un ammasso biancastro. Non ha lievitato???? E perchè mai??? In un lampo mi raggiunge la risposta: non ho messo il lievito!
E ora? Meno male che c'è sempre il pane in cassetta industriale, quello molto amato dai bimbi per i sandwiches dell'intervallo. La cena è a posto. Ma che peccato buttare quel bolb... in fondo è una palla bella elastica, potrei tentare il tutto per tutto.
La metto in una ciotola, aggiungo due cucchiaini di lievito disidratato, come da ricetta della mdp, ancora un po' di acqua, altra farina , impasto, impasto, impasto e metto a riposare al calduccio.
La sera prima di andare a dormire controllo, un po' è lievitato. Impasto nuovamente, trasferisco il tutto in un sacchetto e lo metto a riposare in frigorifero.
Nel pomeriggio del giorno successivo tiro fuori dal frigo il sacchetto, impasto nuovamente, rimetto nella ciotola al calduccio per un'oretta. Lo riprendo nuovamente, gli do un paio di girate, o divido in tante palline che metto sulla teglia in forno. Le lascio lì a lievitare ancora un po', le spennello di olio e le lascio in forno a 220° per mezz'ora. Il risultato sono questi meravigliosi panini, morbidissimi dentro e molto molto saporiti. Sarà stata la lievitazione lunga, ma anche in una potenziale ciofeca si nasconde qualcosa di buono, basta osare...

E la prossima volta provo a fare i panini per gli hamburger, ricordandomi il lievito!!!!


lunedì 1 febbraio 2010

Quando si fanno progetti...


Era programmato da tempo, il week end del 30 - 31 mandiamo i bimbi dai nonni che è da un po' di tempo che chiedono di poterlo fare e noi ce ne andiamo a cena fuori sabato sera e domenica mattina brunch e a zonzo per Milano. Sono più di sei mesi che non ci prendiamo una serata per noi, l'ultima cena al ristorante (con famiglia al completo) risale alle vacanze estive...

Martedì Giacomo torna a casa: " Mamma mamma mamma sabato sono invitato a una festa di compleanno (che novità...) e pensa che stiamo anche a cena, mangiamo la pizza tutti insieme!"
Ecco e ora come glielo spiego che i programmi erano altri? Trovo il compromesso: festa fino alle otto e poi dai nonni. Week end salvo.

Mercoledì sera, Giacomo (che non si ammala mai) torna da calcio con la febbre. Faccio due conti e in cuor mio spero che sia la classica formettina influenzale che passa in due giorni. Ce la possiamo ancora fare.

Giovedì, Giacomo di febbre ne ha poca (evvai!), nel pomeriggio arriva un messaggio di mia sorella (che si contendeva con me i nonni come baby sitter) "domenica blocco del traffico a Milano". Già mi vedo il marito che, rifiutandosi di prendere i mezzi che dal paesello portano alla metropoli, pregusta la domenica pomeriggio sul divano accoccolati davanti a un film. Ma io volevo il brunch e il giro milanese... Il week end comincia a sfumare...

Giovedì sera, metto a letto i bambini. Anna comincia a lamentarsi di mal di pancia, testa, gola. A mezzanotte è bollente. Il week end ha cambiato decisamente i connotati.

Venerdì mattina avviso la sorella che i nonni sono liberi, chiamo la pediatra (antibiotico per entrambi) e, approfittando di un momento libero, corro al supermercato.

Per fortuna c'è sempre di che consolarsi. Tra sconti invitanti e festa dei prodotti piemontesi sono tornata a casa con tutto l'occorrente per non farsi prendere dalla depressione e potersi comunque gustare la vita.
E così, mandato Giacomo felicissimo alla festa, è bastato invitare i vicini di casa (nonchè cognati) e mettere in tavola un plateau di ostriche, una bottiglia di chablis, un'insalatina di gamberi ceci olio limone e pepe e un branzino al sale che il week end ha preso un'altra piega ancora.

E il giorno successivo, tutto Piemonte. Ma magari ve lo racconto domani.


Beh la morale della storia? Che, certo, le aspettative erano decisamente altre ( e chissà quando riusciremo a trovare un week end libero da impegni per noi e nonni), ma basta volerlo e la vita la si può gustare anche a casa con figli malati, blocco auto e televisore nuovo (iperaccessoriato, ultima generazione) arrivato crepato!

Buona settimana!

PS: l'insalatina di gamberi, esperimento veloce veloce, non sono neanche riuscita a fotografarla. Assalita e spazzolata all'istante! E delle ostriche fanno bella mostra solo i gusci...

INSALATA GAMBERI E CECI (versione veloce veloce)

1 vassoio di gamberi dell'atlantico (congelati crudi)
mezzo vasetto di ceci pronti (non lattina, è un vasetto scontato delle Conserve della nonna, non male)
Olio extravergine d'oliva
fleur de sel
un paio di cucchiaini di succo di limone
una grattata di pepe

Versare i gamberi ancora congelati in acqua bollente, cuocere per pochi minuti. Scolare e pulire i gamberi, metterli in una ciotola con mezzo vasetto di ceci, l'olio, il limone, il sale e il pepe. Mescolate e servire.

giovedì 28 gennaio 2010

Impegni, relax e polpette



Mercoledì mattina. Solito giro a scuola, torno, colazione e penso alla giornata.
Dalle 17.30 alle 19 riunione di classe di Giacomo, il suo calcio finisce alle 19.30, poi doccia. Significa che prima delle otto non riesco a mettermi ai fornelli e i bimbi alle 10 sono ancora in giro.
Idea, tiro fuori la trita dal congelatore, preparo le polpette e così quando rientriamo sono già pronte. Fatto.
Lavo le tazze rifaccio i letti, giro su internet, mi preparo e vado a pilates. Esco, mi infilo in un negozio a comprare un regalo di compleanno per l'amica di Anna, c'è tempo anche per la spesa. Alle 13.10 sono davanti a scuola. Mattinata produttiva.
A casa, mentre pranziamo io e Giacomo elenco mentalmente tutto quello che vorrei fare: ora preparo le polpette, lavo i piatti (la lavastoviglie ci ha lasciati definitivamente), sistemo la spesa, mi faccio la tinta che quella ricrescita proprio non si può vedere, seguo Giacomo nei compiti, lo porto al calcio e vado alla riunione.
Sì, però, mentre mi bevo la mia tazza di the verde mi rilasso un po', navigo un po'.... e un po' e un po' il tempo è passato.
La cucina era da sistemare, la spesa pure, con quei capelli proprio non potevo andare alla riunione. Giocoforza sono saltate le polpette.
Alle 19, riunione finita, via a prendere Anna a casa dell'amica, poi Giacomo al calcio. Lo guardo - stai bene?- Ho freddo mamma, e sonno.
Casa, gli preparo un bel bagno caldo nella speranza che sia solo freddo e non febbre. E sono le otto. Ma della trita scongelata che ci faccio?



LE POLPETTE AFFOGATE NEL SUGO ( dosi per non pensare alla cena per almeno due giorni)
500 g di trita scelta (solo carne piemontese)
2 salsicce (io uso quelle toscane che mi portano i miei suoceri)

un uovo

un po' di pane raffermo (una o due fette del mio pane)

un pizzico di sale
parmigiano reggiano grattugiato (una tazza)

semola


per il sugo

tre o quattro cucchiai di olio extravergine d'oliva
cipolla (metà circa)
due bottiglie di salsa di pomodoro (un giorno ve ne parlerò, la mia viene dalla Puglia)


Lo so, tutti sanno fare le polpette. E il bello, secondo me, è che ognuno ha le sue varianti, i suoi segreti. Non c'è niente di più personale e familiare come le polpette e forse le pizza e l'arrosto.
Io le ho sempre mangiate impanate e fritte, magari accompagnate da un po' di piselli.
In famiglia, si sa, chi comanda (...) è il marito e quindi le nostre polpette sono immerse nella salsa di pomodoro e come per Lilli e il Vagabondo accompagnano gli spaghetti (versione di mia suocera, amata da grandi e piccini)


Metto a mollo in una tazza d'acqua il pane secco.
In una ciotola mescolo (con le mani, come se stessi impastando) la trita e le due salsicce spellate, aggiungo il pane strizzato e sbriciolato, l'uovo, il parmigiano e un pizzico di sale. (mia suocera ci mette anche prezzemolo, ma il verde non è molto amato dai bimbi) Formo delle palline e le passo in un po' di semola. Nel frattempo metto sul fuoco una casseruola antiaderente con l'olio e la cipolla tritata. Quando il soffritto è pronto, adagio le polpette nella casseruola, le faccio rosolare a fuoco vivo, rigirandole. Si deve formare una bella crosticina croccante. Infine verso nella casseruola due bottiglie di salsa di pomodoro e faccio sobollire per almeno 30 minuti a fuoco basso (più si cuoce, più gustoso sarà il sugo, come per il ragù)
Le polpette sono così pronte ad accompagnare una bella ciotola di spaghetti e se il sugo avanza, verrà congelato nelle monoporzioni con l'etichetta "sugo di polpette mangiate"


Beh, io e Anna (Giacomo a letto con la febbre) abbiamo cenato alle nove e ho dovuto arrendermi al fatto che forse è il caso che in questi pomeriggi pieni di impegni il computer è meglio che stia spento.... o che io mi decida a mettere meno carne al fuoco!

PS il marito, ovviamente ne ha mangiate più di quanto ne abbiamo prese io e Anna, insieme ai soliti 200 g di spaghetti, accompagnando le forchettate con "che buone che ti sono venute oggi", niente di meglio per rinfrancarmi dopo essermi data della madre snaturata che mette a letto i figli troppo tardi la sera e che non si sa organizzare...

PPS e voi come le fate le polpette?

mercoledì 27 gennaio 2010

Cene low cost


La maggior parte delle volte la spesa al super è un tappabuchi tra un impegno e l'altro (ma cosa avrà da fare una che è a casa...), il tempo è contato e, lettore prestospesa alla mano, carrello piazzato da qualche parte per non ingombrare, procedo come un granatiere, arraffo prodotti, bippo, infilo nel carrello, riparto, slalomeggio tra coppie di pensionati che meditano e infine arrivo alla cassa. Ok ce l'ho fatta, in tempo per recuperare i bimbi a scuola senza che non si sentano i soliti con la mamma ritardataria.

Ci sono volte che di tempo ne ho un pò di più, che dopo l'accompagnamento a scuola e il caffè con le amiche giro la macchina in direzione super e mi dedico alla spesa. Allora faccio anche io come quei pensionati meditabondi che popolano le corsie dopo le 9, giro, guardo, leggo ingredienti, mi lascio ispirare e soprattutto adocchio offerte. Da ottima casalinga (seeeee!) sono molto attenta al budget di casa. E quindi una bella faraona a pezzi a meno di 5 euro al chilo non potevo farmela scappare.
Anche perchè, insomma, bisognerà pur variare ogni tanto dal solito pollo e maiale come carne bianca, no? E poi la faraona è il piatto forte che la mia mamma, imparandola dalla suocera torinese, porta sempre a Natale. Faraona arrosto con salsina di fegatini e nocciole. E piace a tutti.

Così l'altra sera, quando, ferro da stiro alla mano, mi ha assalita la solita domanda "Cosa preparo stasera per i bimbi e il marito?" l'ho tirata fuori. E siccome non avevo nè ingredienti, nè voglia di preparare la salsina, mi sono limitata a farla arrosto. Basandomi su una ricetta di un libro piemontese ( Ricette di Osterie di Langa Slow Food Editore).

FARAONA AL ROSMARINO

Faraona (la mia era già a pezzi, 800 g)
2 rametti di rosmarino
uno spicchio d'aglio
3 cucchiai olio extravergine d'oliva
un bicchiere di Nebbiolo (io avevo una bottiglia aperta di Barbera, ho usato quella)
sale
eventuale farina per addensare il sugo di cottura
due o tre fette di pancetta (l'ho aggiunta io, la ricetta non la riportava)

Tritare rosmarino, aglio e pancetta. Rosolare dolcemente la carne nell'olio insieme al trito di rosmarino aglio e pancetta. continuare la cottura bagnando col vino. Salare e continuare a cuocere. (la ricetta diceva di passare alla cottura in forno a 200° per 15 minuti, io ho continuato a cuocerla nella casseruola.)
Prima di servire recuperare il fondo di cottura, filtrarlo, legarlo eventualmente con un pò di farina e versarlo sui pezzi di faraona.

Apprezzata dai figli, il marito ha preferito i soliti 200 g e più di pasta.


PS domani lezione di geografia in classe di Anna. Come ogni giovedì si assaggiano prodotti tipici delle regioni studiate. Le mamme comprano (tutto deve essere rigorosamente confezionato) e i bimbi sperimentano. Domani Calabria.... dite che un vasetto di 'nduia è troppo per i palati delicati di una quinta elementare? Mi devo ingegnare...



sabato 23 gennaio 2010

Freddo e raggi di sole

Giovedì mattina, è il giorno lungo dei bimbi a scuola. Mi metto al telefono. "Ciao, la mostra chiude il 31, che facciamo, andiamo?" "Fa freddo, provo a sentire se mia scuocera tiene il bimbo e ti richiamo".
Già, fa freddo, fuori è di quel solito grigio che invoglia solo a stare in casa. Ma quando l'amica richiama, visto che è libera, decidiamo che, sì, è un pò tardi, fa freddo, ma - dai- ce la possiamo fare. Macchina, metrò, mostra, un giretto rapido, metrò, macchina e possiamo riuscire ad essere di ritorno in tempo per l'uscita dei bimbi.
E' da un po' che ci diciamo che bisogna andare a vedere Hopper, la mostra sta per finire e noi non avevamo ancora trovato il giorno giusto per organizzarci.

Meglio così, arriviamo e non c'è nessuno alle casse. Giriamo per le sale prendendoci tutto il tempo necessario per leggere le didascalie, soffermarci davanti a olii, acquerelli e studi, per guardarci il video che in mezz'ora presenta in maniera completa e affascinante questo autore di cui conoscevo le opere più famose e poco altro.

La mostra mi è sembrata ben fatta, essenziale e chiara nel racconto della vita e dell'evoluzione pittorica di un uomo che fin dal primo autoritratto che ho incontrato mi è sembrato semplice e malinconico, attento e in attesa, americano del suo tempo e amante della cultura europea (Parigi e gli Illuministi).

Sono state quasi due ore di magia, quelle figure solitarie, fissate come una sequenza cinematografica in attesa della sequenza successiva, quegli scorci di tetti illuminati dal sole o quei paesaggi di Cape Cod, mix perfetto di riproduzione della realtà e sua rielabirazione mentale, ci hanno incantate.

E la sua affermazione "Tuttto quello che volevo fare era di dipingere la luce del sole su una casa" ti accompagna per tutte le sale, echeggia negli acquerelli e soprattutto negli olii e ti rendi conto che l'artista è proprio colui che osserva la realtà fin nei suoi particolari più apparentemente insignificanti e la sa rielaborare in modo tale da rendere quei particolari significativi e di impatto per tutti.

Siamo uscite nel cortile del Palazzo Reale, il freddo ci ha investite di nuovo. "Cappuccino?" Breve giro, un occhio rapido alle vetrine ed eccoci in una pasticceria in via Orefici, sedute al tavolo come due madame a sorseggiare cappuccino, assaporare un'ottimo croissant e commentare mostra e vita quotidiana.

Poi, incanto finito, di corsa al metrò. Macchina e scuola.
E' un po' presto, mi infilo in un supermercato a conduzione familiare (leggermente caro, ma molto ben fornito) vicino a scuola e trovo ad aspettarmi al banco dei formaggi una ricotta di pecora sarda appena arrivata.

La prendo, mi servirà sicuramente per la cena...


PS Per i milanesi che non l'hanno ancora vista, la mostra termina il 31 gennaio, poi sarà a Roma dal 16 febbraio al 13 giugno. Per informazioni vi segnalo il sito www.edwardhopper.it interessante anche per la sezione di Hopper e il suo tempo.

PPS C'è chi si è lamentato per la mancanza nell'esposizione di alcune delle opere più famose, è vero. Ma per chi, come me, non conosceva Hopper, è stata assolutamente esaustiva. Certo, mi sarebbe piaciuto vedere Nighthawks , ma la magia l'ho assaporata lo stesso!


giovedì 10 dicembre 2009

Tutti gli anni


Ci casco tutti gli anni, a settembre / ottobre vengo tentata da quelle specie di cipollotti secchi che trovo negli scaffali del super, al mercato, al vivaio. Mi fermo, li guardo e penso a quando l'inverno comincia intiepidire e a declinare verso la primavera, alla voglia di colore che si ha in quel periodo, penso a come sarebbe bello il mio giardino con quei fiori d'inizio primavera e li compro. Giacinti, narcisi, muscari e tulipani. Tutti gli anni ne compro almeno una scatoletta e immancabilmente non trovo mai il tempo, la voglia, le condizioni climatiche giuste per piantarli. Quest'anno, nel bellissimo vivaio vicino a casa mia avevo anche trovato dei bulbi di muscari bianchi e di una varietà di narcisi piccoli e molto eleganti. Ma ci si è messo anche il riposo forzato per via della caviglia e il rischio di arrivare a febbraio e chiedersi "ma se li pianto adesso cresceranno?" era molto elevato.
Ieri era la giornata giusta: prendere o lasciare.





Approfittando di sole e cielo blu sono uscita e li ho piantati. Ho provato anche a mettere in terra, sparsi qua e là nel prato, i crochi. Ora sono tutti lì, nella terra e nei vasi ad attendere e io con loro...
Intanto, nonostante siamo in pieno clima natalizio, le rose continuano imperterrite a voler sbocciare.




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